Lo stalking di gruppo: una violenza disumana

Lo stalking di gruppo: una violenza disumana che schiaccia la vittima

di Ambra Sansolini

Introduzione

Esiste un tipo di stalking compiuto da più persone ai danni di un soggetto: si tratta dello stalking di gruppo o gang stalking. Solitamente riguarda la sfera lavorativa ( parliamo allora di mobbing) e si compie attraverso una serie di violenze ripetute nel tempo contro una vittima.

In cosa consiste?

Lo stalking di gruppo è caratterizzato da comportamenti persecutori attuati in modo ripetitivo. Uno dei tratti principali, è la costante provocazione con una forma di comunicazione insistente, fatta di telefonate, messaggi o lettere (anche anonime). Il fatto che il delitto venga perpetrato da più soggetti, aumenta notevolmente l’intensità dell’accanimento, il cui scopo immediato è portare la preda all’esasperazione e poi magari accusarla della stessa reazione.

Qual è il tratto principale?

La peculiarità di questa tipologia di atti persecutori, è l’ipersensibilizzazione della vittima ad uno stimolo codificato. Nello specifico, si associa l’esperienza traumatica e molesta ad un gesto, ad un espressione del viso o ad una frase ripetuta in modo da ossessionare la persona individuata come bersaglio.

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Chi sono i componenti dello stalking di gruppo?

Se dovessimo definire i soggetti che attuano lo stalking di gruppo, senza troppo dilungarci in descrizioni, basterebbe un aggettivo: sono dei vigliacchi. La loro viltà coincide con quella forza apparente, che trovano nel compiere in gruppo il misfatto. Da ciò ne consegue il senso di deresponsabilizzazione e di estrema sicurezza. I componenti della gang sono certi di non venire mai scoperti, si coprono l’uno sotto l’altro e pensano in tal modo di sfuggire alla Legge.

La violenza sulla violenza

Spesso ricattano la vittima, vietandole di sporgere querela e schiacciandola ancora una volta.
Cercano d’incuterle timore, rivelandole chiaramente di essere in molti contro di lei. Nel caso in cui la persona-bersaglio si ribelli, metteranno in pratica altre violenze di ritorsione: potrebbero aumentare le persecuzioni o accusarla in modo calunnioso di qualcosa.

Gerarchia e struttura piramidale del gruppo

Lo stalking di gruppo, è l’espressione più alta e pericolosa della violenza. Quest’ultima ricorre anche nella struttura stessa, che è priva di uguaglianza e parità dei membri. Esiste infatti sempre un componente che è il capo e il regista della situazione. Rispetto agli altri soggetti della gang, non si espone mai in prima persona e li usa come pedine. L’idea dell’azione di reato, appartiene alla persona che è sulla punta della piramide, ma l’attuazione avviene mediante figure subalterne, che possiamo definire “schiavi”. Tale organizzazione, ci ricorda un po’ quella della società dell’Antico Egitto, con la grande differenza che nel nostro caso, lo scopo della “comunità”, non è costruire qualcosa di grande, ma distruggere qualcuno. Il membro a capo della gang, è estremamente sicuro di non essere mai individuato, né dalla vittima, né dalla Legge.

Chi è il capo del gruppo?

L’ex partner

Spesso si tratta di un ex partner, quasi sempre di un soggetto con disturbo narcisistico della personalità. Nel caso sia un ex compagno, la persecuzione è il prezzo che la vittima deve pagare per averlo lasciato. Spesso il narcisista perverso (ancora più lo psicopatico) attua una nociva campagna di diffamazione ai danni della ex compagna, servendosi di alcuni collaboratori che gli studiosi chiamano “scimmie volanti”.

Non solo l’ex partner

Qualora invece il regista sia un’altra persona, alla base esistono sempre motivi passionali, d’invidia e di potere. Pensiamo ad esempio, a una “donna””, che voglia far pagare ad un’altra donna, il fatto che quest’ultima abbia attirato l’attenzione dell’uomo che piaceva a lei. Aggiungiamo magari che la “donna” a capo della gang, si senta anche detentrice di un briciolo di potere all’interno di un contesto, lavorativo o altro. Diventa facile immaginare le dannose conseguenze sulla preda.
Può accadere anche che le forze distruttive di un ex partner e di un altro soggetto fortemente motivato nel distruggere la vittima, confluiscano e si uniscano in un’escalation di violenza indescrivibile.

Chi sono gli “schiavi”?

Le pedine o “schiavi” usati dal membro-capo, possono essere sia persone consapevoli del misfatto che totalmente ignare e quindi messe in mezzo inconsapevolmente. Coinvolgere soggetti in un reato ben preciso, senza metterli a conoscenza dello stesso, la dice lunga sulla personalità disturbata del regista della gang e sulla sua malafede. Si crea quindi una catena di persone che si usano vicendevolmente, accomunate dal solo e unico scopo di schiacciare la preda. Le “pedine inconsapevoli”, di solito sono persone scialbe ai limiti del ritardo mentale, selezionate ad hoc dal membro-capo, che le considera facile oggetto di manipolazione. Sono le stesse che subiscono per prime il timore del capo del gruppo e ne sanciscono così il “potere”. Vengono messe in mezzo, facendo leva sulle loro emozioni, come la collera, abilmente indotta dal regista del delitto attraverso una rappresentazione falsa della realtà.”Le pedine consapevoli”, sono invece coloro che non vedono l’ora di buttarsi nella mischia per fare male a qualcuno, verso cui covano invidia e provano un senso frustrante d’inferiorità.

Chi è la vittima?

Chiunque potrebbe essere vittima delle persecuzioni di un gruppo di persone. Come sempre però, a pagare il prezzo più alto sono le donne. Tutto ciò per via di una concezione paternalistica e maschilista della società, per cui la donna viene identificata ancora come una creatura debole e facilmente attaccabile. Va sottolineato come l’universo femminile sia ancora fortemente discriminato anche nell’ambito lavorativo, in cui la donna è spesso vittima di ricatti sessuali. Semplicemente per il fatto di avere nel corredo cromosomico due X, diventa persino difficoltoso dimostrare le proprie abilità intellettive e specifiche della professione. Qualora poi la donna possieda un aspetto esteriore piacevole, additarle ruoli subalterni e lesivi dei diritti umani, appare ancora più facile.

Quali sono gli effetti?

La vittima vive in uno stato di prostrazione psicologica tale, che non sa più da chi difendersi. Gli attacchi vengono anche da persone sconosciute e mai viste. Soprattutto nel primo periodo, è assai difficile ricostruire il tutto. La persona-bersaglio si trova immersa nell’angoscia e nella paura. Arriva a sentirsi sbagliata e inadeguata, poiché non riesce a spiegarsi il motivo per cui ce l’abbiano tutti con lei. Possono comparire gravi disturbi di ansia, del sonno, attacchi di panico e nei casi più gravi, la vittima ricorre al suicidio. Bisogna pertanto prestare attenzione a ciò che accade: se riceviamo insulti, diffamazioni o persecuzioni da più di un soggetto, urge fare attenzione e individuare il legame. Una volta scoperto il nucleo da dove parte tutto, cioè riconosciuto il capo della gang, l’intera collana sarà facilmente ricostruita. La fase più pericolosa e deleteria per la vittima, è infatti quella iniziale, in cui non si rende conto di cosa stia succedendo.
Lo scopo immediato dell’accanimento, è quello di fare impazzire o ammalare la persona-bersaglio. I carnefici stringono la preda in una morsa: o subisce o se si ribella, sarà oggetto di altre angherie. Diffamazioni, accuse calunniose, ritorsioni di ogni tipo. Tuttavia, vale sempre la pena ribellarsi e lottare per la propria libertà e dignità.

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Qual è lo scopo?

Lo scopo ultimo dello stalking di gruppo, è quello di distruggere la vita di una persona. Ci si accanisce contro qualcuno con l’obiettivo di farlo sparire. E’ un modo come un altro di uccidere, ma senza spargimento di sangue.

Pregiudizi sociali

In Italia purtroppo, le donne subiscono ancora il retaggio dell’ideologia paternalistica della società. In alcune carriere, vengono viste in modo subalterno e relegate esclusivamente ad essere un oggetto di attrazione sessuale. Le qualità intellettive femminili, non sono adeguatamente valorizzate e per entrare a far parte di certi ambiti professionali, fino a poco fa, venivano addirittura sottoposte a molestie sessuali. Basti pensare allo scandalo che sta dilagando nel mondo dello spettacolo in questi giorni, a tutte le denunce e alle rivelazioni shock di attrici e show girl.

“donne” contro Donne

Lo stalking di gruppo, si compone anche di “donne”. Allora ci chiediamo: come possiamo parlare di violenza di genere, se le prime a compierla sono le stesse creature femminili? Non è forse violenza, anche il giudizio che alcune donne esprimono sulle “sorelle” che hanno subito abusi? Questa malsana ideologia, delle donne in guerra con le donne, affonda le sue radici nella retrograda concezione dell’uomo cacciatore e della donna preda. In quest’ottica, per essere notate dall’uomo cacciatore, occorre primeggiare. Per emergere ed essere scelte tra tante, bisogna annientare le altre donne, in quanto costituiscono una minaccia alla propria affermazione. Quest’ultima, è legata solamente all’appartenenza ad un uomo, come se la vera realizzazione di una donna fosse quella di piacere all’universo maschile, prima che a sé stessa.

La selezione naturale e sessuale di Darwin

L’ossessivo bisogno di competere per un uomo, è legato alla riproduzione e all’affermazione della propria specie. Ci riallacciamo quindi alla selezione naturale e alla selezione sessuale, teorizzate da Darwin: «La selezione sessuale dipende dal successo di certi individui sopra altri dello stesso sesso in relazione alla propagazione della specie. La lotta sessuale è di due specie; una è la lotta tra individui dello stesso sesso […]; l’altra è tra individui dello stesso sesso per attirare od eccitare quelli del sesso opposto […]».
Tutto ciò mostra chiaramente come siamo ancora legati al mondo naturale ed animale e assai poco “umanizzati”.

Come difendersi dallo stalking di gruppo

Prevedere da dove possano arrivare i colpi, essendo un gruppo, appare molto difficile. Così come è complicato raccogliere prove per sporgere una querela. Diciamo che, la superficialità con la quale vengono analizzati dall’Autorità Giudiziaria i fatti esposti nelle denunce, è sempre di aiuto ai carnefici. Per difendersi, occorre non sottovalutare alcun dettaglio. Procuratevi un diario in cui annotate tutti gli sviluppi, raccogliete testimonianze di chi è al corrente degli episodi. Sporgete formale denuncia-querela contro chiunque si esponga in prima persona. Procuratevi altresì dei referti medici circa il vostro grave stato di ansia e nelle situazioni peggiori, del Disturbo post-traumatico da stress. Il resto lo faranno i carnefici da soli: con la stessa facilità con la quale si sono nascosti nella gang, così verranno individuati uno ad uno. Basterà infatti dimostrare un solo legame e quindi individuare un anello della catena, perché vengano fuori tutti gli altri. Molto spesso è utile restare fermi e aspettare che sbaglino da soli. Il cieco accanimento farà loro compiere passi falsi, proprio magari nel momento in cui si sentono di avercela fatta. Più il misfatto si protrae nel tempo, più aumenta la probabilità di essere scoperti. D’altronde si sa… Chi va per distruggere, alla fine si autodistrugge.

Legislazione

Nello stalking di gruppo, i reati ravvisati sono:

-stalking o atti persecutori, art. 612 bis c.p.;
-diffamazione, art. 595 c.p.;
-calunnia, art. 368 c.p.;
-violenza privata, art. 610 c.p.;
-lesioni personali, articoli 582,583 e 590 c.p.;
-associazione per delinquere, art. 416 c.p.;

Conclusioni

Ogni forma di violenza di gruppo, porta con sé i tratti della disumanizzazione. Infatti, spesso sono alcuni animali feroci ad attaccare in branco. L’essere umano, grazie alla ragione di cui è dotato, dovrebbe essere ben distante da certe situazioni. Eppure, assistiamo di frequente a fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Nel gruppo diventa sempre molto facile accanirsi contro qualcuno, poiché si gioca sul fatto che è difficile essere individuati. Però questo non è un tratto oggettivo, ma strettamente legato al carattere della vittima. L’esito finale dipende solamente dalla reazione della preda: se avrà avuto la forza e la pazienza di aspettare e raccogliere prove su prove, il gioco a nascondino dei carnefici sarà bruscamente interrotto.‎

Disumanizzazione

Concludiamo con un’immagine aberrante: davanti a noi c’è qualcuno steso in terra, perché già vittima di un’aggressione. Poi passiamo e gli diamo un altro calcio, arriva un’altra persona e di sfuggita gli molla una pedata, così, tanto per. “In fondo già stava steso. Non ho iniziato io”.
Riflettiamo su questo e chiediamoci cosa ci sia di umano in tutto ciò.

*l’uso della “d” minuscola, come iniziale del titolo di paragrafo, è volutamente usata per indicare le donne che vanno contro le donne e che pertanto non andrebbero definite così. L’uso delle virgolette ha lo stesso scopo.

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