Il silenzio: il castello tenebroso del carnefice

 

di Ambra Sansolini

Nella violenza psicologica rientra anche il silenzio. Una forma di vessazione difficile da notare e dimostrare, ma della quale un narcisista maligno o uno psicopatico si serve costantemente.

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Mario Bragaglia e quella violenza psicologica vinta con il sorriso

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Abbiamo avuto il piacere di ascoltare ancora Mario Bragaglia, in arte Brandon Braching, relativamente al tema della violenza psicologica. Qualche giorno fa, è stato inserito sul sito un test per accertare quanto sia drammaticamente diffuso questo tipo di abuso. Dal sondaggio effettuato è venuto fuori che le persone maggiormente colpite sono quelle sicure di sé, dal carattere forte e capaci di prendere sempre una posizione. In effetti lo scopo principale della vessazione psicologica è proprio quello di minare l’autostima dell’altro. Non c’è nulla di più sbagliato che considerare la violenza come un fenomeno riguardante esclusivamente le persone deboli: in verità accade soprattutto a quelle forti per cercare di indebolirle. Sono invece sempre fragili coloro che la compiono.

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Mario, sei mai stato vittima di violenza psicologica?

Sì, mi è capitato numerose volte.

Questi episodi avvenivano soprattutto tramite azioni oppure parole?

Gli attacchi brutali erano verbali. Ci sono alcune parole che feriscono più delle lame e ti fanno sentire morto dentro.

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A tu per tu con Agnese: l’immobilità dell’anima

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

 

Violenza psicologica e dipendenza affettiva. Ormai ne sentiamo parlare tanto, perché rendono la donna inerme nelle mani del suo carnefice. Psicologi e Psichiatri possono spiegarci meglio questi fenomeni, ma venire a contatto con le sensazioni di chi ci è passato può aiutare a riconoscersi in certe descrizioni. Cosa prova la vittima in quei momenti? Perché anche la più forte diventa improvvisamente fragile e incapace di reagire? Nel romanzo “Su ali di farfalla” si parla anche di questo. Ma per non dilungarci troppo, sono state saltate alcune parti del racconto di Agnese. Riprendiamo quelle dichiarazioni, con lo scopo di rendere chiaro il motivo per cui è sbagliato definirle “donne fragili” e ancora di più giudicarle perché non lasciavano il loro compagno o marito.

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«Sentiva in cuor suo di voler prendere una decisione senza tuttavia riuscire a farlo» (“Su ali di farfalla”, terza parte). Agnese, perché non riuscivi a decidere? Cosa ti bloccava?

Non è facile spiegare cosa si prova in quei momenti. La confusione è così profonda che non riesci più a capire cosa vuoi davvero. Volevo lasciare Leonardo, ma quando ero sul punto di farlo, puntualmente non ce la facevo.

Facciamo un passo indietro. Per quale motivo sentivi il desiderio di lasciare Leonardo?

Mi ero accorta che non era più il fidanzato dolce, premuroso e romantico dei primi tempi.

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Lentamente si muore a causa della violenza psicologica

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

Non si muore solo con una pallottola o una lama. Si muore ogni giorno, quando un uomo si arroga il diritto di sentirsi superiore. Stiamo parlando della violenza psicologica all’interno della coppia, che può portare anche al decesso della vittima. Umiliazioni, silenzi, provocazioni continue. L’intento di soggiogare la donna con la paura e il ricatto. Un incubo che dura anni e nessuno vede, se non chi lo vive. Le conseguenze sono deleterie. Riconoscerlo, si può. Non esiste un limite preciso tra una semplice offesa o mancanza di rispetto e la violenza psicologica. Perché si tratti di quest’ultima, bisogna notare la reiterazione degli episodi e le sensazioni della donna, che sa per certo di stare male, ma non conosce bene le ragioni di quel malessere.

Se ti senti così…

Se ti vedi brutta, ti percepisci incapace, non all’altezza, inadeguata. Se non sai stirare bene le camicie e non pulisci alla perfezione. Se le faccende di casa sono unicamente affar tuo. Se non ti senti libera e a tuo agio nell’ambiente domestico. Se ogni volta che sogni di fare qualcosa, puntualmente arriva lui a ricordarti che non ce la farai e stai solo perdendo tempo. Se tutto ciò che pratichi non è degno di stima e attenzione. Se la colpa è sempre la tua. Se sei la bambina cattiva da educare e punire. Se, quando non fai come dice lui, sei una poco di buono. Se riesce a farti compiere azioni lontane dal tuo codice etico e morale. Se, in virtù di alcuni valori, ti sottopone a pressioni e insiste nel chiederti qualcosa. Se, mentre piangi per le offese ricevute, ti deride e si prende gioco persino del dolore che ha causato lui. Se non puoi permetterti di rispondergli con un secco no. Se tutto ciò che proponi e progetti non trova mai realizzazione concreta, perché egli sa come mandarlo all’aria. Se non puoi gestire l’economia della famiglia, perché l’unico a disporre dei soldi è lui. Se vivi tutto questo, sei dentro alla violenza psicologica.

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Un semplice diverbio o violenza psicologica?

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

Dove esiste violenza fisica, c’è sicuramente quella psicologica. Ma non viceversa. Pertanto, sono innumerevoli gli ambiti in cui si compie l’abuso psicologico e soprattutto svariate le modalità. Chiunque, nell’arco della propria vita, ha subito questo tipo di vessazione. Dopo avere imparato bene in cosa consiste, rifletteremo su tutte le circostanze che ci hanno visto vittime di una simile aggressione. Solo allora ci renderemo conto che il numero di quegli spiacevoli episodi è enorme. Perché avviene questo? Come mai è un fenomeno sempre più in crescita e ormai diffuso anche tra i giovani? Qual è lo scopo degli autori del maltrattamento? A tali domande risponderemo nelle seguenti righe.

Quali sono i luoghi in cui si perpetra questo abuso?

Ovunque. Più spesso avviene nei posti di lavoro o all’interno di tutti quei gruppi sociali (famiglia, amici etc.) in cui alcuni membri vogliono dominare sugli altri. La ritroviamo persino negli ambienti che si propongono l’elevazione morale e il sostegno delle persone (associazioni culturali, religiose etc.), poiché è più facile nascondere tale forma di violenza sotto propositi edificanti e “buoni”.

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Donne vittime di relazioni pericolose: come uscire dalla spirale della violenza

Su ali di farfalla: il volo dalla violenza alla libertà
Il volo dalla violenza alla libertà

Domani domenica 14 Gennaio 2018 a Nettuno presso l’istituto Scuola paritaria “San Francesco” in via della Liberazione n.35 si terrà un convegno informativo per prevenire relazioni pericolose.

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Il ruolo della vittima nella violenza psicologica

di Ambra Sansolini

Colpevolizzazione della vittima

Che ruolo ha la vittima nell’abuso psicologico? Sembra una domanda banale, ma non è così. E’ stata definita persino complice, in alcuni casi colpevole. C’è ormai una corrente di studiosi, che tende a mettere in ombra questa figura. Lo scopo primario è diventato non demonizzare l’abusante.

Chi comprende la vittima?

Il dramma della violenza psicologica, è proprio lo stato d’incomprensione e solitudine in cui vive chi la subisce. Trattandosi di un sopruso che non lascia segni, diviene difficile ottenere credibilità al grave trauma. Spesso la donna non viene creduta neppure dagli amici o dai familiari più stretti. Figuriamoci se il suo dramma, possa essere capito dalle Forze dell’Ordine, da un Pubblico Ministero o da un Giudice.

Vedi

L’unico porto sicuro, sono le associazioni che tutelano le donne maltrattate. E le altre vittime. In effetti nessuno potrà capirvi meglio di chi ci è passato.

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La violenza psicologica : i segni invisibili dell’anima

di Ambra Sansolini

Pregiudizi sociali

La violenza psicologica è ancora poco conosciuta. Quante volte abbiamo sentito dire : “Perché, se la picchiava, non l’ha lasciato?” Oppure: “In fondo se l’è cercata!” Queste sono solamente alcune delle frasi più diffuse tra la gente comune.

La giusta domanda da porsi, sarebbe invece : “Perché la donna non reagiva alla violenza subita?” La risposta la troviamo nella violenza psicologica, che prepara il terreno a quella fisica.

Cos’è la violenza psicologica

Il tratto peculiare di questo tipo di violenza, è l’invisibilità dei danni che cagiona. Riguarda sia l’ambito familiare che quello lavorativo (sfociando poi nel mobbing). In essa rientrano le umiliazioni, le denigrazioni, le accuse calunniose e diffamanti, tutti i tipi di coercizione, il ricatto, il silenzio usato ad hoc, le offese e la provocazione continua. Si manifesta con azioni e omissioni.

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