I bulli del web: una violenza virtuale e atrocemente reale

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

Quanto è facile fare i bulli dietro allo schermo di un PC o di un cellulare? Il cyberbullismo è una delle manifestazioni, insieme alla violenza sulle donne, di una società narcisistica e piena di frustrazioni, nella quale soverchiare l’altro fa sentire forti e sicuri. Solitamente il fenomeno riguarda i giovani e i giovanissimi anche preadolescenziali eppure non lascia indenne il mondo degli adulti, dove si nasconde non di rado qualche vigliacco del web.

Quali sono i motivi alla base di questo fenomeno?

Come per tutte le forme di violenza, non esistono motivi o giustificazioni capaci di spiegare certi atteggiamenti. Il più delle volte l’autore del misfatto non conosce l’individuo bersaglio. Si tratta di accanimenti che avvengono per invidia, gelosia o semplicemente per il piacere di arrecare sofferenza a qualcuno. Pertanto, bisogna soffermarsi sul profilo dell’offender.

Perché sta diventando una violenza sempre più frequente?

Certamente il fatto di non esporsi fisicamente ma di restare dietro lo schermo, facilita l’azione del predatore. Purtroppo, ancora si pensa erroneamente che il web sia il luogo dove tutto è possibile. Il paese dell’anonimato. E invece in nessun altro posto resta traccia di ogni mossa come sulla rete Internet. Qualsiasi operazione viene impressa e tradotta in codici specifici indelebili.

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La violenza economica: la più diffusa e la meno conosciuta


  1. La violenza economica, insieme a quella psicologica, è la forma più diffusa di violenza. Eppure, è la meno conosciuta, a causa di alcuni luoghi comuni che proteggono gli abusanti. In grado di annullare l’identità delle vittime, permette al carnefice di attuare il piano di distruzione in maniera lenta ma incisiva. La sfera di azione dell’aguzzino può essere ampiamente limitata dalla Legge, che qualora riesce a essere incisiva, punisce gli atti delittuosi dell’aguzzino.

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Il carnefice e il tribunale: il suo palcoscenico preferito

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Ormai abbiamo ampiamente analizzato i tratti della personalità del carnefice. Da questi approfondimenti, è stato possibile capire che un narcisista perverso o uno psicopatico recita costantemente una parte. È un attore nato e ciò gli permette, all’inizio della relazione, di ingannare la partner e successivamente di attuare il piano di distruzione ai danni della stessa, fingendo la parte della vittima. Un essere simile mente sempre e ripetutamente: lo fa per nascondere i suoi adulteri, per sfruttare economicamente e moralmente chiunque abbia accanto. Dice bugie con il sadico obiettivo di alterare le percezioni della compagna o moglie, onde poi farla passare per pazza.
Ma c’è un luogo in cui egli dà vita alla più grande recita narcisistica: il tribunale.
Ci verrebbe spontaneo pensare che un soggetto imputato per maltrattamenti in famiglia o stalking viva il regno delle toghe con timore e angoscia. Invece no. Il suo delirio di onnipotenza lo induce a sfidare persino la Legge, della quale si sente superiore.

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Lettera alle donne vittime di violenza

 

Introduzione

Oggi non mi limito a scrivere un articolo e voglio spogliarmi dei panni di giornalista per sentirmi pienamente una di voi. Lo scritto che state per leggere, pertanto, è una lettera aperta di una donna vittima di violenza. Anche quando mi dedico a pezzi specifici, vivo ogni dramma di cui parlo e non mi limito mai a fare cronaca o informare. La capacità d’immedesimazione è il dono più grande che ha uno scrittore, così come molte altre persone e sicuramente tutte le vittime di un uomo violento. Spesso, abbiamo chiamato tale splendida virtù con il termine empatia. Penso che questa stessa sia la più grande risorsa di ogni individuo, ciò che ci rende splendidamente umani. Eppure è una dote che il carnefice non possiede. Numerose volte, nel nostro blog, ci siamo soffermati sui tratti dell’abusante, perché conoscere il suo profilo può aiutare le donne a salvarsi.
In questa lettera, però, voglio concentrarmi su di voi: ardenti sognatrici, madri amorevoli e guerriere instancabili.

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Lo stalking: pregiudizi e realtà a confronto

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Nel precedente articolo abbiamo intervistato ancora una volta Agnese, la protagonista del romanzo “Su ali di farfalla”. Attraverso la sua testimonianza, siamo venuti a conoscenza di alcuni particolari della violenza sulle donne, mai evidenziati dai mass media. Riteniamo pertanto che l’informazione precisa e cristallina su questa tragica realtà sia uno dei passi più importanti per scardinare alcuni pregiudizi sociali e luoghi comuni. Questi ultimi, pur facendo da contorno all’azione malevola del carnefice, in verità poi arrivano ad avere un ruolo centrale nella questione. L’aguzzino infatti trae forza nel perpetrare i soprusi, facendo leva su una serie di preconcetti che regnano tra la gente. Liberare le persone da tali catene mentali, significa quindi complicare il piano di distruzione ideato dall’uomo violento.
Alla luce di tutto ciò, appare chiaro come la violenza sulle donne riguardi ciascuno di noi con un margine di responsabilità ampio, sul quale dobbiamo iniziare a riflettere.

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