A Torino traffico di esseri umani e minori. L’Associazione Olafa lotta per la giustizia.

 

L’associazione OLAFA sta indagando circa i numerosi casi di torture, maltrattamenti, omicidi, aggressioni, rapimenti, traffico illegale, vendita dei minorenni e le presunte attività criminali a Torino e su tutto il territorio italiano. L’autorità torinese ha fatto da intermediario in alcune delle più vaste attività criminali internazionali degli ultimi venti anni. È confermato con certezza assoluta che la città ha piena responsabilità per i crimini organizzati, le frodi finanziarie, la corruzione pubblica e tutte le altre attività criminali tradizionali. I rapimenti di neonati negli ospedali italiani vengono organizzati da parte dei servizi sociali: sono state colpite regioni quali  le Marche, il Trentino-Alto Adige e l’Abruzzo.

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Lo stalking giudiziario, questo sconosciuto. La vendetta preferita dagli uomini violenti

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

Se pensiamo allo stalking, cosa ci viene in mente? Telefonate continue, lettere anonime, appostamenti nei luoghi frequentati dalla vittima, dispetti agli oggetti personali  etc. Tutto vero. Eppure esiste una forma di stalking più subdola, ma altrettanto nociva. Stiamo parlando del così detto “stalking giudiziario”.

In cosa consiste lo stalking giudiziario?

Il nostro stato di diritto permette a chiunque di accusare una persona attraverso il ricorso alla Legge. Insomma, se ce l’abbiano con il vicino di casa, possiamo benissimo svegliarci una mattina e trascinarlo come convenuto in pretestuose cause civili. I motivi per fare questo esistono sempre e sono i più disparati. Naturalmente, non è garantita la vittoria del processo, visto che si costruisce un castello di sabbia, lontano dalla verità. E anche l’attore deve affrontare una serie di spese legali che, considerati i tempi dilatati della magistratura, sono onerose.  E allora perché mettere in moto questo meccanismo infernale per tortururare qualcuno?

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La violenza sulle madri e quei diritti ancora negati alle donne

 

  • La violenza sulle madri è la prima conseguenza dei diritti negati alle donne.

Abbiamo analizzato cosa accade a coloro che decidono di uscire dalla violenza e denunciano l’aguzzino. Il danno inestimabile alla maternità passa attraverso i cavilli di una Legge leggera, che facilita le giustificazioni agli atti dell’uomo violento e colpevolizza la vittima.

Ma come ci si arriva a questo calvario?

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La violenza sulle madri: il volto più atroce della violenza sulle donne

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Bisogna introdurre una nuova espressione: violenza sulle madri. Tutto ciò, perché, dire violenza sulle donna non rende giustizia all’intera realtà dei fatti. Dobbiamo porci una domanda molto semplice: cosa succede, se a subire le vessazioni di un uomo è una donna che è anche madre? Quante possibilità ha di sfuggire al suo aguzzino e sognare finalmente una vita serena? Cosa accade quando trova il coraggio di denunciare gli abusi e lasciare il compagno o marito?

Per comprendere al meglio tutto questo, oggi raccontiamo una storia vera di violenza su una madre.

Dalla favola all’incubo

Un amore da favola, trasformato in un incubo. Un uomo dolce e premuroso, che diventa un mostro. L’inizio della violenza psicologica. Poi quella fisica. La confusione di una donna, ormai distrutta nell’autostima. La speranza di poter ancora cambiare colui che, dal primo momento, ha escogitato tutto: arrivare a fingere un amore per annientare una persona. La nascita del figlio e l’inizio di un nuovo capitolo di vita. Poiché diventare madre è la cosa più bella al mondo. Però, neppure una nuova vita, innocente e pura, può fare miracoli. Soprattutto quando da una parte c’è colei che ha amato e creduto, dall’altra un soggetto patologico, che trascina la sua misera esistenza per spegnere le luce degli altri. Per quel bambino, di nome Roberto, la madre riesce a reagire alle violenze, lasciando il marito. Sogna così di vivere dei giorni più sereni e salvare il piccolo da un clima angosciante e deleterio.
Una relazione tra uomo e donna può anche finire. Ma questo non è normalmente possibile, se uno dei membri della coppia è un narcisista perverso o uno psicopatico. Qualora si fanno figli con un individuo simile, l’inferno non sarà più una punizione divina ma la costante della propria vita terrena.
Roberto diventa così, in breve tempo, l’arma migliore nelle sadiche mani dell’uomo. Valentina ha osato disobbedirgli, sfuggendo alla schiavitù e va punita.

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L’altra faccia della violenza sulle donne. Quando a pagare sono anche i loro figli

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Ci sono momenti in cui neppure uno scrittore riesce a trovare le giuste parole. Questo è ciò che è accaduto a me, da quando una donna ha rilasciato il materiale relativo alla sua assurda vicenda di violenza. Da mesi ho in mano quegli allegati, che leggo e rileggo, senza riuscire a trovare il modo di iniziare l’articolo. Non so da che parte cominciare. Ogni volta che provo a scrivere, mi sento un nodo in gola. La schermata bianca del PC, per la prima volta, mi fa paura, perché so che devo riempirla con il dolore immenso di una madre e un bambino.
Allora mi pongo una domanda, semplice e chiara: se faccio così fatica io, che devo solamente trovare il modo di dar voce all’atroce sofferenza, cosa stanno vivendo queste due creature innocenti?

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