“Denunciate” e poi chi crede a quelle donne?

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Ovunque sentiamo dire alle donne di denunciare le violenze. Ma ai fatti, la maggior parte delle denunce viene archiviata. Tutto ciò è stato vissuto dalla protagonista del nostro romanzo, Agnese, che ha sporto ben cinque denunce per stalking senza alcun riscontro da parte dell’Autorità Giudiziaria. Come migliaia di altre vittime, è stata lasciata sola. Pur non essendo stato possibile inserire nel romanzo tutti i dettagli del suo atroce racconto, ci teniamo a illustrarli al nostro pubblico. Perché è ora che tutti sappiano cosa avviene nella magistratura italiana.

Ciao Agnese, siamo di nuovo qui

Per me è sempre un piacere. Spero solamente che la mia testimonianza apra gli occhi alla gente e risvegli la coscienza di chi dovrebbe tutelare le donne vittime di violenza.

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Quando a denunciare sono più i carnefici che le vittime

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

Ricorre frequentemente una parola, indirizzata alle donne vittime di violenza: “Denunciate!” Invece a rivolgersi più facilmente alle Forze dell’Ordine e all’Autorità Giudiziaria, sono proprio gli uomini che compiono quegli abusi. In fondo è un’azione profondamente infima, vigliacca e subdola fare del male a qualcuno e poi accusare lo stesso di averlo realizzato ai nostri danni. Ma per soggetti disturbati, la cui patologia psichiatrica consiste proprio nel riuscire perfettamente a mantenere inalterata l’immagine sociale e a recitare la parte della vittima, tutto questo è un gioco da ragazzi.
Non è difficile capirne il motivo: si buttano avanti per non cadere indietro.

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La violenza sulla violenza: contro un sistema

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

Abbiamo raccolto la testimonianza di una donna vittima di violenza domestica e stalking. Ci siamo soffermati sulla sua personale esperienza della denuncia-querela. In TV e in ogni dove, viene continuamente detto alle donne di denunciare, ma nessuno spiega loro cosa realmente troveranno dal momento in cui busseranno alla Caserma dei Carabinieri o alla Questura della Polizia. Per questo motivo, attraverso i recenti ricordi di chi ci è passata, vogliamo fare uno zoom su una situazione reale e drammatica, più della violenza stessa.

La donna da noi ascoltata, per motivi di privacy, verrà chiamata con un nome di fantasia, cioè Maria. Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistite, è puramente casuale.

Maria ci ha accolti con il sorriso proprio di chi ne ha vissute tante, uno di quelli che farebbero uscire il sole anche nelle giornate buie e uggiose, tipiche del mese di Dicembre. Non ci vuole molto perché si apra completamente e il suo dolore trovi espressione in parole indelebili, come i segni lasciati dalla violenza.

Ciao Maria, quando sei pronta, iniziamo…

Sorride (n.d.r.) e aggiunge: «Credo di essere nata pronta».

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Perché esiste la violenza?

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

Abbiamo intervistato un giovane talento della musica, Mario Bragaglia. Questo ragazzo ha 23 anni, viene da Ceccano, in provincia di Frosinone e nella sua canzone tratta il tema della violenza. Ha un fare cordiale e solare, la grinta e la determinazione tipiche di un sognatore…

Ciao Mario. Come hai iniziato il tuo percorso nella musica? 

«Bentrovati, è un piacere per me. Fin da bambino giocavo a fare il cantante. All’età di otto anni, immaginavo di avere un pubblico davanti a me, prendevo in mano un qualsiasi oggetto e cantavo. Poi crescendo, ho continuato a coltivare questa mia passione: la giusta medicina che mi rende più forte.»

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La denuncia-querela: l’inizio del calvario

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Ci esortano a denunciare, ma cosa accade esattamente dopo quest’azione legale? La denuncia-querela è solo il primo passo verso la liberazione: non è un punto di arrivo, ma di partenza. La situazione si aggrava soprattutto quando ci sono figli in comune.

L’ardua decisione della vittima

Quando una donna che ha subito violenza da parte del compagno, marito o ex, prende finalmente la decisione di sporgere formale denuncia-querela, spera in cuor suo di porre così il sigillo a una serie di sofferenze atroci. La scelta di solito arriva dopo che la vittima ha preso consapevolezza della reale situazione ed esce dal soffocante tunnel della violenza psicologica. A quel punto è già scesa dall’altalena della destabilizzazione emotiva creata dall’aguzzino e non è più avviluppata nella rete della dissonanza cognitiva. Il carnefice ha assunto i veri tratti che gli appartengono e non riesce più ad esercitare potere e controllo sulla vittima. Tutto questo non dipende da lui, ma dalla donna che ha scelto di riprendere in mano la sua vita. Il periodo che precede l’ardua decisione è pieno di conflitti interiori ed è caratterizzato da una confusione tale, per cui la vittima può essere paragonata a una leggera foglia trasportata dal vento.

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