Il femminicidio nelle opere letterarie

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Il femminicidio, pur essendo un termine coniato in epoca moderna, compare anche in tutta la letteratura, fin da quella più antica. Il primo uso del termine è del 1990, per opera della docente femminista di Studi Culturali Americani, Jane Caputi e poi della criminologa Diane E.H. Russell. Quest’ultima, nel libro scritto insieme a Jill Radford, dal titolo “Femicide: The Politics of woman killing”, specifica che per “femmicidio” s’intende una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna “in quanto donna”. Da ciò si deduce che la violenza sia la conseguenza di una tendenza misogina.

La cultura della violenza

La letteratura e in generale ogni forma di cultura, veicolano messaggi capaci di condizionare la vita delle persone. Le opere letterarie sono spesso lo specchio della società, ma nello stesso tempo la plasmano. Così, insieme ad altri fattori, una letteratura che presenta come normale e addirittura lodevole, la violenza sulle donne, contribuisce a radicare nei lettori, quella malsana convinzione.
La letteratura, avendo spesso come tema centrale l’amore, non poteva esimersi dal presentare legami con la violenza sulle donne. Infatti per creare una società in cui non vi siano più abusi sulle donne, occorre prima educare all’amore.

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