La violenza psicologica : i segni invisibili dell’anima

La violenza psicologica precede sempre quella fisica

di Ambra Sansolini

Pregiudizi sociali

La violenza psicologica è ancora poco conosciuta. Quante volte abbiamo sentito dire : “Perché, se la picchiava, non l’ha lasciato?” Oppure: “In fondo se l’è cercata!” Queste sono solamente alcune delle frasi più diffuse tra la gente comune.

La giusta domanda da porsi, sarebbe invece : “Perché la donna non reagiva alla violenza subita?” La risposta la troviamo nella violenza psicologica, che prepara il terreno a quella fisica.

Cos’è la violenza psicologica

Il tratto peculiare di questo tipo di violenza, è l’invisibilità dei danni che cagiona. Riguarda sia l’ambito familiare che quello lavorativo (sfociando poi nel mobbing). In essa rientrano le umiliazioni, le denigrazioni, le accuse calunniose e diffamanti, tutti i tipi di coercizione, il ricatto, il silenzio usato ad hoc, le offese e la provocazione continua. Si manifesta con azioni e omissioni.

Chi sono le vittime

Non esiste una categoria definita di vittime. Chiunque può subire violenza psicologica : donne, bambini e uomini. Pertanto il fenomeno non è da collegare a una presunta fragilità di chi la riceve. Colpevolizzare le vittime significa non comprendere pienamente il fenomeno, riducendolo a un fatto personale e circoscritto.

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Chi è l’abusante

Solitamente si tratta di abili manipolatori. La manipolazione psicologica è un tratto del carattere che riguarda donne e uomini. Quella femminile è la più ordinaria, ma anche la più lieve e meno dannosa. Quella maschile presenta invece tratti perversi e distruttivi, fino a sfociare poi nella violenza fisica.

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Qual è lo scopo dell’abusante

Tale abuso si propone di distruggere l’autostima dell’altro/a. Mira a danneggiare la sua identità (femminile, professionale, genitoriale, religiosa etc.) Una volta che una persona non crede più in se stessa, viene meno anche la sua volontà. Ecco perché molto spesso una donna picchiata, non riesce ad allontanarsi dal suo aguzzino.

Quali sono gli effetti

Non essendoci segni visibili, assume particolare rilevanza lo stato di prostrazione psicologica in cui è costretta a vivere la vittima. Questa sviluppa disturbi psichici di vario tipo ed entità, che vanno dall’ansia alla depressione. Nei casi più gravi il disagio sfocia nel suicidio.

Danni permanenti

Il danno cagionato è biologico, morale ed esistenziale. La vittima presenta pertanto malattie nel corpo e nella mente ( di natura psicosomatica). La sua quotidianità viene totalmente sconvolta.

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Violenza psicologica e ordinamento legislativo

Non esiste ancora una vera e propria legge che punisca gli autori del crimine. I reati, entro cui l’abuso è ravvisabile, sono :

– stalking (612 bis);

– minaccia (612 c.p.p.);

-lesione personale (582, 583 e 590 c.p.p.);

-violenza privata (610 c.p.p.);

-diffamazione (595 c.p.p.);

-maltrattamenti in famiglia (572 c.p.p.).

Abuso psicologico nella storia del diritto

Nel diritto antico, fin da quello romano, esisteva invece il reato di plagio. Il termine deriva dal latino “plagium”, che significa sotterfugio. Allora era usato per indicare la sottrazione, tramite persuasione, di uno schiavo altrui. In Italia, fin dal 1930, il plagio era sanzionato penalmente dall’art. 603 e punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Consisteva nell’abuso mediante il quale una persona, poteva ridurre un’altra, in uno stato di totale soggezione al proprio potere. Si trattava pertanto di un delitto contro la libertà individuale. Nel 1981 la Corte costituzionale sancì l’incostituzionalità del reato, poiché i crimini in esso descritti, non erano accertabili razionalmente. Fu così cancellato dall’ordinamento penale. Ad esso affine, è il reato di circonvenzione d’incapace, ancora vigente nell’ordinamento giuridico. Si tratta della coercizione di un soggetto non in grado di ribellarsi, in quanto privo della capacità d’intendere e di volere.

Gli stessi tratti difficilmente documentabili del plagio, li ritroviamo oggi nella violenza psicologica. Essendo un crimine invisibile, è difficile presentare prove all’Autorità Giudiziaria. Si possono fornire al vaglio della Magistratura, registrazioni audio e video delle vessazioni psicologiche.

Ma per quanto se ne parli, la violenza psicologica resta ancora di difficile accertabilità e credibilità da parte dei Giudici.

Il grido di aiuto di molte donne, si spegne così in un silenzio assordante. I carnefici sono liberi di agire. E il passo verso la violenza fisica, si fa sempre più breve.

 

 

 

 

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