I contatti distruttivi con l’abusante. Come liberarsi da questa trappola? Due testimonianze a confronto

I cintatti distruttivi con l'abusante: come liberarsi da questa trappola? Due testimonianze a confronto

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Tutte le donne che sono state costrette ad avere contatti con l’uomo maltrattante, per la gestione dei figli, sanno quanto sia deleteria quella “comunicazione”.

Il dramma è che la Legge non ravvisa “la violenza tra le righe”, che è una forma di abuso psicologico. Anzi, molto spesso accade che punisce proprio la vittima, indotta a reagire per difendersi dagli attacchi del carnefice.  E così, come per magia, l’aguzzino diventa persino la vittima. Un ribaltamento della realtà assurdo e nocivo per colei che, oltre al danno, subisce la beffa. Tutto ciò è il frutto del disegno diabolico dell’offender, il quale sfrutta ad hoc i limiti di una Giustizia superficiale e grossolana. Come bisogna far capire ai nostri Magistrati che le parole uccidono?

Il senso di disperazione e solitudine si acuisce davanti all’incomprensione non solo delle persone vicine, ma soprattutto di chi dovrebbe tutelarci. Addirittura gli avvocati non si rendono minimamente conto di questo calvario e consigliano le assistite verso una conciliazione o una gestione civile della prole, irrealizzabile con un soggetto patologico.

Per tutti i motivi su detti, dobbiamo saperci tutelare da sole e questo può essere possibile solo attraverso l’informazione. Abbiamo raccolto due brevi testimonianze, rispettivamente di una donna intrappolata nell’opprimente angoscia di una comunicazione letale e poi quella successiva alla conoscenza e allo studio della medesima. Imparare a individuare i giochetti perversi dell’uomo violento, significa costruirsi una corazza. All’improvviso quel timore di affrontare le parole dell’ex compagno o marito lascerà il posto alla serenità e anche al sorriso. Una volta scoperta la “ricetta della libertà”, riuscirete a sorridere davanti alle espressioni che prima vi schiacciavano, gettando nel panico totale.

Testimonianza n.1

“Solo al pensiero di ricevere un suo messaggio, mi sentivo male e iniziavo a tremare. Le sue parole erano incomprensibili. A livello letterale non erano ravvisabili ingiurie o altre aggressioni verbali, eppure tutte le volte, nel leggerlo, moriva un pezzo di me. Crollava una parte della mia autostima.  Ogni risposta che davo, aumentava i suoi perversi attacchi, quel sarcasmo cinico e spietato. Alla fine, ero  intrappolata nelle mie e nelle sue parole: un labirinto mostruoso dal quale non riuscivo più a venire fuori. L’unica cosa certa è che ne uscivo distrutta e persino colpevole. Colpevole delle sue folli reazioni, delle sadiche azioni che pianificava contro di me.  

Ad aggravare questo terrificante senso di colpa c’erano poi le parole dei miei avvocati, che non percepivano minimante i danni inquantificabili di quella comunicazione e addirittura mi rimproverano per aver reagito.  Una spirale di dolore, dalla quale sentivo che non sarei più sfuggita. 

Mi stavo convincendo di essere la parte sbagliata e ciò era reso più forte dai processi civili in cui il mio ex marito mi trascinava come convenuto. 

Il risultato era che, pur subendo le sue vessazioni, ero io a dover essere condannata. Sempre. Condannata a una sofferenza atroce, che scontavo ogni istante e della quale venivo creduta addirittura l’autrice. Finché lo credono gli altri, però, sei salva. Il guaio è quando inizi a pensarlo tu. Allora inizia l’inferno…”

Testimonianza n.2

”Mi divertivo a leggere le sue parole. Avevo approfondito e studiato il modo di esprimersi dei soggetti patologici. E non mi lasciavo più contagiare dal livore che ne veniva fuori. Non mi arrabbiavo, non reagivo. Semplicemente, assistevo all’ennesima manifestazione di un essere, che vive per portare la morte e le tenebre. Non ero più angosciata all’idea di avere un qualsiasi contatto comunicativo con lui. Ci tengo a sottolineare che queste tecniche di sopravvivenza possono rendere immuni dalla distruzione attuata dal carnefice. Tuttavia non bisogna aspettarsi un suo cambiamento in senso positivo. Non smetterà mai di umiliarvi, denigrarvi, farvi sentire in colpa o convincere che siete matte. La cosa bella è che, quando ciò avverrà, sorriderete. Sorriderete, perché sarete state capaci di intuire, prima di leggerla, la sua risposta. Sorriderete, poiché vi renderete conto che in fondo dice sempre le solite cose.

D’un tratto, ciò che prima era incomprensibile, vi apparirà un noioso disco, che conoscerete a memoria.

L’individuo maltrattante ha come un codice linguistico speciale, sconosciuto a noi comuni esseri viventi. Conosce la ricetta giusta per distruggere, passando inosservato e persino da vittima. Scoperta tale ricetta, prevederlo e non lasciarsi schiacciare diventa molto facile. Essendo più simile a un robot che a un umano, il suo procedere, una volta capito il meccanismo, è sempre il medesimo”.

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