L’augurio di buone vacanze. Quando interrompere il passo di marcia nulla toglie alla missione.

 

Si avvisano i lettori che il sito www.violenzadonne.com resterà chiuso fino al 20 agosto. Con l’occasione auguriamo a tutti buone vacanze.

 

di Ambra Sansolini

Sono stata indecisa fino all’ultimo se interrompere qualche giorno il sito web oppure no. Quando ciò che facciamo diventa una missione, non esistono pause o riposi. Ma alcune volte un po’ di distacco serve a riprendere vigore e concentrazione. Sono ormai due anni che scrivo di violenza tra il romanzo “Su ali di farfalla” e questo sito. E non nego che, talvolta, affrontare tale argomento diventa davvero doloroso e complicato.

Tutto ciò perché non smetto mai di indignarmi, piangere o sbattere i pugni sul tavolo nel momento in cui leggo di certi femminicidi così prevedibili e quindi evitabili. Sono stanca, sfinita ed esausta di apprendere ogni giorno notizie aberranti su donne e bambini. Anche se sta diventando parte della quotidianità, non mi rassegno e non intendo accettare questo tipo di informazione come cronaca o peggio ancora cronaca nera. Quello che accade con una certa frequenza finisce per diventare normale. E invece non c’è alcunché di normale in un mondo dove la creatura che dona la vita, vede togliersela tanto atrocemente. Si continuano a contare le tragedie in una serie numerica, che nel 2018 è in crescendo. Sembra quasi sia più importante fare statistiche,  anziché provare a risolvere la situazione. Numeri. Numeri ai telegiornali, numeri nei tribunali. Fascicoli. Sentenze ridicole che in poche righe dovrebbero rendere giustizia a una sofferenza disumana. Indulto, sconto di pena, divieto di avvicinamento, arresti domiciliari.

“Pronto Carabinieri! C’è il mio ex che mi segue”. “Dove si trova, Signora? E dove sta precisamente il suo ex?” “Sono in via tal dei tali. Ho paura. Temo per la mia vita. Lui stava sul motorino, dietro di me a pochi metri dalla mia macchina. Ora è andato via”. “Signora, stia calma. Se è andato via, non possiamo farle niente. Noi dobbiamo arrivare quando lui la sta seguendo. A posteriori, non possiamo fare nulla”. “Come non potete fare nulla?” “Se proprio lo ritiene indispensabile, potrebbe venire in caserma e fare una denuncia”. “Ne ho fatte già tre. E sono state tutte archiviate. Cos’altro devo fare?” “Deve chiamarci e far venire una pattuglia nel momento stesso in cui viene pedinata”.

Il gioco del gatto e del topo. Un saggio proverbio recita “quando il gatto non c’è, il topo balla”. Ma davvero quella specie di uomo sarebbe così stupido da aspettare l’arrivo dei Carabinieri? Veramente, nel caso in cui gli venissero chieste informazioni, ammetterebbe: “Sì, ero qui per pedinare la mia ex compagna”?  Balle. Barzellette. Storielle che vengono raccontate alle vittime per scaricare su di loro la colpa. Quella colpa che invece è da imputare a un Paese che non conosce Giustizia.

E allora devo concedermi un attimo per riprendere fiato, in modo da gridare poi più forte una Verità che viene continuamente calpestata.

Purtroppo i giornali e la TV presentano solo un volto del femminicidio: quello finale, con i nastri rossi e le fiaccolate, lo spaesamento della gente. “Poverina”, “qui in quartiere lui era una gran brava persona”. E no. Non potete farci vedere solo l’epilogo. Nessuno parla delle denunce archiviate, dell’angoscia di quella donna che annusava l’odore pungente della morte. Nessuno ci dice quanto poco abbiano fatto le Forze dell’Ordine, presentate poi come eroi sul luogo del delitto. Non entra mai in scena il Giudice che aveva letto il grido di aiuto della vittima. Sul palcoscenico restano il carnefice e la preda, come se la questione riguardasse solo loro due. Se perseveriamo in questo cliché, non usciremo mai dal tunnel.

Parliamo invece di quegli attori principali, che rimangono
dietro alle quinte. Facciamo presente le torture che subiscono i bambini, stretti tra la morsa di un padre narcisista maligno e un diritto di famiglia che li obbliga a restare in contatto con un genitore patologico.

Alla luce di tutto ciò, sento davvero il bisogno di staccare la spina. Anche se la mia mente e il mio cuore sono e saranno sempre qui, al fianco di queste donne e dei loro figli.

Eppure non riesco mai completamente ad abbandonare la marcia. E allora mi capita, persino nei momenti di relax, di scorgere in una coppia quel barlume di violenza. Bazzecole al confronto con certi abusi. Ma il tunnel inizia così, piano piano con l’affievolirsi della luce. La catena ce la mettiamo prima da sole, quando accettiamo le briciole di sentimento dall’omuncolo in questione. Mi verrebbe voglia di gridare contro colei che sta dimenticando quanto vale. Ma so altresì che non capirebbe.

Dobbiamo fare prevenzione per arginare questo dramma, restando però consapevoli che la libertà è un viaggio da fare dentro noi stesse. Nessuna lezione può insegnare ad amarti, se aspetti ancora l’accettazione e l’amore maschile per sentirti completa e degna di rispetto.

Ho tanti progetti da portare avanti con la fine dell’estate e penso si moltiplicheranno, studiando da vicino una società sempre più vuota e lontana dall’amore.

E sì, poiché  narcisisti, psicopatici, salvatori e salvatrici, il principale motivo del dilagare della violenza è il venir meno dell’Amore.

Auguro a tutte le donne un’estate di sorrisi e felicità.

 

 

 

 

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