La vita che non vuoi

La vita che non vuoi: come guidare i giovani all'uso della tecnologia

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

La tecnologia e l’avvento di Internet hanno amplificato tutto ciò che è sempre stato parte dell’umanità. Ma cosa accade ai giovanissimi, trascinati dalla fiumana del progresso? Certamente sono loro a pagare il prezzo più alto di una vita parallela, che corre su quel binario speciale, superando e divorando avidamente ogni realtà.
Crescere è un viaggio affascinante, ma allo stesso tempo complicato. Lasciare i figli soli sulla pista dei social network e delle odierne community del web, equivale a vederli tuffare nel vuoto. Eppure chi si tira dietro non è “easy”; coloro che sanno ancora dire “no” sono visti come soggetti strani. Opporsi alla dilagante logica del “tutto subito e facile”, richiede una bella dose di coraggio. Poiché regna l’idea che il furbo sia un vincente e il peggio vada diviso tra chi non è in grado di imbrogliare.

Un mondo parallelo

Nulla vieta che gli stessi meccanismi, diffusi tramite le chat, possano proporsi in altri  modi, diversi e lontani dalle manifestazioni del progresso. Ma il mondo virtuale amplifica e anticipa enormemente alcune dinamiche, che accompagnano l’essere umano nella sua esistenza. La vita vera, invece, ti insegna a rispettare il tempo e ti fa capire come, per arrivare al mare, devi prima necessariamente attraversare il fiume. Cambia profondamente dire qualcosa mediante uno schermo, anziché farlo davanti all’interlocutore. Nel primo caso non si dà peso alle parole, i sentimenti prendono le sembianze di sterili simboli e le emozioni sono ridotte a una banale codificazione grafica. Al contrario, le parole hanno una loro favola e parimenti possono tagliare come lame affilate. Non è possibile esprimere i sentimenti con semplici simboli: amare è molto più che inviare un cuoricino pulsante. E le emozioni sono così continuamente in divenire, che soffocarle in codici predefiniti, chiamati “emoticon”, significa ucciderle.
Riassumere la gioia con una faccina sorridente, vuol dire rinunciare a provarla. Poiché la gioia ti fa cantare in mezzo alla gente; ti fa ballare e sorridere, mentre gli altri pensano che tu sia un folle; ti fa piangere lacrime dolci, che nascono non dagli occhi, ma dall’anima.

Il mondo virtuale aumenta il desiderio e il potere del controllo. In una conversazione, avvenuta in chat, si può chiedere di ricevere pezzi di un dialogo, avuto con altri soggetti. Ed esaudire la richiesta dell’altro, sarà così facile che basta un click per fare un copia e incolla. Senza neppure accorgercene, rinunciamo piano piano alla nostra libertà di pensiero e di azione. Perdiamo il sacro santo senso della condivisione, perché lasciare che continuamente tutti prendano parte a qualcosa che ci appartiene, è come smarrire il gusto di dividerlo davvero. Si abbattono così quei confini, che garantivano la tutela e il rispetto di ciò che è diverso. Tutto diventa di tutti. La parola d’ordine resta omologarsi: correre freneticamente, perché bisogna andare verso non si sa dove. Andare e non fermarsi mai. In questo contesto, anche il tempo perde il suo valore e con esso ogni sentimento. Poiché ci vuole tempo per amare qualcuno ed è il tempo che abbiamo dedicato, a rendere quella persona speciale. Dobbiamo scegliere con chi condividere i nostri momenti di vita, senza sbatterli alla mercé di chiunque, perché sono i nostri e solamente avendo consapevolezza del limite fra sé e gli altri, potremmo assicurarci di vivere nel rispetto.

Leggi la violenza in Rete

La vita: una lezione a perdere

Quello che ci rende splendidamente umani è l’uguaglianza nelle diversità: cercare a tutti i costi di essere come gli altri, conformandoci alla massa, significa annullare tutto ciò che ci rende unici. Occorre insegnare ai nostri figli che i pesci morti seguono il flusso comune, ma quelli vivi sono capaci di risalire controcorrente.
Il mondo virtuale annulla contemporaneamente spazio e tempo: tutto appare raggiungibile in ogni momento. Invece, la vita non va esattamente così: le persone non stanno sempre lì ad aspettarci in modalità “on line” e per arrivare a ottenere ciò che desideri, devi muoverti e sudare. Allora ti perderai e cadrai migliaia di volte: perdiamo molto più di quello che otteniamo. La nostra esistenza ci insegna continuamente a lasciare andare: pezzi di noi, ricordi, persone e luoghi. E non imparare questa lezione, significa poi battere i piedi a terra come bambini capricciosi, se qualcosa non va come ci aspettavamo. La malsana idea della vita virtuale, per cui tutto sia sotto il nostro controllo, conduce alla strada dei vigliacchi e di chi vuole tutto facile: quella via è la violenza.
Insegniamo ai nostri figli che la vita è una continua perdita: di giorni, ore, attimi, secondi. Una dolce perdita che sa di conquista, perché mentre lasceremo andare qualcosa o qualcuno, arriverà sempre qualcos’altro e qualcun altro. Crescere significa sottrarre tempo alla vita, ma è anche guadagnare in saggezza e serenità.

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