Violenza sulle donne: una guerra di potere

Violenza sulle donne: una guerra di potere

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

La violenza sulle donne sta diventando un’emergenza nazionale, sotto la quale si nasconde una guerra di potere. Sorgono centri antiviolenza come margherite nei prati a maggio, se ne parla tanto ma fatti zero. Tutti i politici sui loro profili social postano frasi strappalacrime con le quali esprimono il loro rammarico verso la tragica situazione. Si organizzano fiaccolate in memoria delle vittime brutalmente uccise. A ciò seguono i “poverina” e le varie frasi comuni, farcite di commiserazione e buonismo. Femminicidio, lacrime da coccodrillo da parte delle Istituzioni, qualche programma TV per fare audience e poi l’episodio cade nel dimenticatoio. E la spirale perversa riprende, più potente di prima. Dopo qualche giorno sarà la volta di un’altra donna e di nuovo via con lo show. Poiché di spettacolo si tratta: siamo diventate il mezzo per rendere manifesta l’esibizione di alcuni professionisti. Attorno alla violenza sulle donne gira un meccanismo che è fatto di potere e soldi. A chi interessa veramente che non ci siano più vittime? Alle vittime e basta. Solamente chi vive questo calvario, vorrebbe spezzare l’infame catena.

Cosa possiamo chiedere a un Paese senza certezze, incapace di formare un governo democratico? Come possiamo irrompere all’interno di un’informazione manipolata dal potere? La violenza sulle donne è la prima conseguenza di una nazione che sta andando a rotoli. Informare non equivale a mettere il numero al fianco del servizio sul femminicidio. Non stiamo giocando a tombola. Quelle
cifre in crescendo rappresentano la vita strappata a giovani donne e madri. Il guaio è che ci raccontano mezze verità. Non fanno numero né audience le donne che vivono lo stillicidio che inizia dopo la denuncia. D’altronde sono vive, perché si lamentano? Per avere l’attenzione da parte
delle Istituzioni devi morire. E anche in quel caso non riceverai alcuna giustizia o verità, ma verrai
usata come parafulmine per seppellire tutte le lacune di un sistema sporco, corrotto e sordo al grido di aiuto delle vittime. Basterà poi intervistare qualche conoscente o vicino di casa e sentirsi dire “era un uomo bravo, un padre impeccabile. Nessuno si sarebbe aspettato un gesto simile”, per liberarsi da ogni responsabilità. Il mostro esce fuori all’improvviso. Se davvero le cose stanno così, non esiste prevenzione o altro modo per fermare il carnefice.

Una strage che si può fermare

In effetti, per quanto il “dark side” dell’aguzzino venga abilmente nascosto dalle sue maschere, costruite diabolicamente allo scopo di avere un’immagine sociale impeccabile, ci sono sempre dei segnali più o meno evidenti. Spie che frequentemente vengono sottovalutate dalle donne, anche a causa della dilagante sfiducia nella magistratura italiana. Seppure ti accorgi della pericolosità dell’ex compagno o marito, sai che nessuno ti crederebbe. Allora non resta che aspettare la tua condanna,
perché in fondo il maltrattante non sarà mai condannato. Ecco che il nostro Paese ha un ruolo agente nella scena del crimine: come avviene per la mafia, ogni sistema che continua a mietere vittime senza essere fermato, ha l’appoggio e la complicità dello Stato.

Il sistema dei “potenti”

Parliamoci chiaro: se hai la sfortuna di trovare sulla strada un uomo simile, in Italia non ti salvi. La liberazione non verrà offerta dagli organi preposti alla stessa, ma dovrai liberarti da sola.
La denuncia non ha alcun effetto di tutela sulla vittima, se non quello contrario di acuire ancora di più il senso di vendetta dell’abusante. Per non sottolineare poi il fatto che tentare di difendersi costa soldi. E molti. Sono numerose le donne che rinunciano ad azioni legali, perché non dispongono delle risorse economiche adeguate. Il discorso sul gratuito patrocinio è la favoletta più comune tra quelle che sentiamo quotidianamente. Nei tribunali italiani non devi stare dalla parte della ragione, ma del potere: se hai i soldi, ti compri anche l’onestà e la giustizia che non meriti.

A parlare di violenza sono spesso gli stessi professionisti che aiutano i carnefici a compierla. Nei vari convegni troverete sempre qualche “infiltrato”, vale a dire personaggi che si esibiscono come giustizieri in difesa delle donne e poi nella realtà fanno l’esatto contrario.

Uccidere e uccidersi in nome di un dio interiore

E cosa ancor più grave, in questa fiumana di sofferenza e dolore ci sono anche i bambini: figli usati dagli uomini violenti per nuocere alla madre. Si parla ormai di figlicidio, legato al femminicidio. Individui patologici, disposti a uccidere anche le loro stesse creature, pur di non rassegnarsi all’abbandono da parte dell’ex compagna o moglie e quindi incapaci di elaborare il fallimento familiare. Decidono così di cancellare un pezzo della loro vita con la stessa facilità con cui si cancella una scritta sulla sabbia. Annientano il pezzo di esistenza che non coincide con la loro mappa mentale e proiezione di perfezione. Ciò significa, nella loro perversione, riportare le cose all’ordine primordiale. Come kamikaze, tolgono la vita agli altri e a sé stessi. Sempre in nome di un dio, che in questo caso non è Allah, ma il Falso Sé, cui ha dato vita la ferita narcisistica. Per questa divinità perfetta e onnipotente, che gli ha permesso di fuggire delusioni, isolandoli da una realtà ostile e minacciosa, sono disposti a fare qualsiasi cosa. Sono costantemente alla ricerca di vittime da sacrificare per quel dio interiore, che è il Falso Sé. Tutte questo è simile alle pratiche dell’occulto e dei riti satanici. Non ci sembra pertanto avventato definirli il diavolo in persona, poiché sono schiavi e servi di una divinità interiore per la quale hanno perso il limite tra Bene e Male.

Il libero arbitrio tra Bene e Male

I nostri politici vivono lo stesso stato di assoggettamento a una divinità, che questa volta non è il Falso Sé, ma il Potere. E mentre ognuno, quindi, è preso a servire il proprio dio, si dimentica di alzare lo sguardo al cielo. Donne e bambini continuano a morire e a soffrire senza tregua. Se questo è sicuramente il segno di un Paese che di civile non ha più nulla, possiamo considerarlo anche opera del Male, che ha trovato una via efficace per manifestarsi. Mentre però il soggetto patologico non può sfuggire alla sua divinità, ognuno di noi è libero di scegliere tra Bene e Male. Qualsiasi forma di Potere sarà sempre lontana dai valori della vita.
Ci auguriamo di tornare il prima possibile alla politica nella sua essenza, intesa come arte di governare nell’accezione che aveva per la società greca, ossia a servizio e per il bene dei cittadini.

Leggi il capitolo del romanzo “Su ali di farfalla” intitolato “La vera libertà è nella mente”(pag. 211)

Vai all’articolo sui numeri della violenza

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