Il racconto di un'”anti-favola” come inno alla vita

Ambra Sansolini, attraverso la storia di Agnese, ci racconta un'”anti-favola”: non c’è nessuna principessa addormentata o principe azzurro pronto a salvare la sua bella; nessuna fata buona e chi dovrebbe ricoprire il ruolo del buono (vedi le assistenti sociali) spesso non se lo ricorda, o peggio, aiuta i cattivi. È l’anti-favola per eccellenza e purtroppo è a tutti noi nota: quasi ogni giorno, con nostro grande rammarico, veniamo raggiunti dall’eco di cronache nere provenienti da varie parti dell’Italia e del mondo, aventi come protagonista principale, la violenza contro le donne. L’autrice, con calma e meticolosità, si mette a tavolino e dipana la matassa di questa agghiacciante piaga sociale; scioglie tutti i nodi e rende chiari ai lettori , ma soprattutto alle vittime che non hanno il tempo di rendersene conto, gli ingranaggi perversi che mettono in moto questa macchina di dolore e morte. Finalmente, possiamo gettare uno sguardo nel dietro quinte, prima che venga messa in scena questa tragedia; conoscere cosa è nascosto nell’animo dei suoi attori. […] Con una minuzia di particolari degna di un detective l’autrice ci svela l’identità psicologica di quest’uomo: il suo disturbo di personalità narcisistico perverso, che è una costante in questi uomini violenti. Più che il racconto di una storia di violenza su una donna nello specifico, questo libro è l’analisi a posteriori di una cronaca più vasta, che abbraccia varie storie con un minimo denominatore comune, il non amore. La voce che si ode tra queste pagine non è solo quella di Agnese: è quella di tutte le donne che si sono trovate nella sua stessa situazione. Con continui riferimenti legislativi, psicologici, socio-culturali, l’autrice fa luce su un dramma quasi taciuto, vissuto all’interno delle quattro mura domestiche. Fa comprendere ai lettori come purtroppo si arriva spesso agli atroci epiloghi che siamo abituati a leggere sui giornali; il calvario di queste donne viene analizzato senza far sconti a nessuno. Con fermezza Ambra Sansolini denuncia le falle di un sistema giudiziario, di assistenza sociale, delle forze armate dello Stato ancora acerbo, sordo al grido di dolore di queste donne bisognose d’aiuto.
Questa rabbia inespressa verso l’ingiustizia sociale si ripercuote sullo stile e il ritmo narrativo incalzante, pieno di domande, di perché che nella vita reale non hanno trovato riscontro. […]
L’autrice tiene molto a mostrare le caratteristiche psicologiche dell’uomo violento, che rappresenta un vero e proprio pericolo per la società tutta, così da poterlo riconoscere e vincere. […] Conoscere il nemico è il primo atto per non capitolare e “Su ali di farfalla” ci dà tutti gli strumenti per capire e sapere. Non aspettatevi da queste pagine descrizioni di violenze fisiche o psicologiche; non sgorgheranno mai le lacrime fini a sé stesse di chi subisce violenza. Agnese non reciterà mai il ruolo della vittima: è una donna che vuole evolversi, perdere il suo aspetto da bruco e diventare farfalla per prendersi finalmente i suoi spazi. Un libro per gli amanti del saggio e delle scienze sociali , per chi odia i dialoghi (del tutto assenti); un libro che è un inno a non arrendersi mai , a usare lo studio e la conoscenza come strumento di difesa personale. Per chi ama la vita e non si lascia mai piegare, buona lettura!

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