La violenza in Rete: una trappola pericolosa

La violenza in Rete è una trappola insidiosa

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Se è pericoloso cadere nella rete della violenza, lo è ancora di più cadere nella violenza della Rete.
Le statistiche parlano chiaro: oggigiorno vari tipi di abuso, corrono lungo la linea virtuale del web. Cyberstalking e cyberbullismo (qualora si tratti di minori) sono le due facce della gogna mediatica cui vengono sottoposte alcune persone. Una persecuzione senza limiti di tempo o spazio, poiché questa in fondo è la caratteristica principale di Internet. La maggior parte della nostra esistenza è vissuta in Rete: lavoro, informazione, amicizie, tempo libero e persino l’amore. Ormai attraverso il web facciamo quasi tutto. Ed è per questo che dobbiamo ricordare come mediante lo stesso mezzo, si possa anche morire.

In cosa consiste?

La violenza ha trovato la sua manifestazione anche nella Rete Internet. Cyberstalking, cyberbullismo, minacce, diffamazioni, attacchi sessisti, prelievo e diffusione di foto personali senza il consenso, furto d’identità etc. Il mondo virtuale sembra essere un terreno assai fertile per chiunque abbia intenzione di recare danno o distruggere una persona. Il web è divenuto il luogo in cui è lecito fare ogni cosa.

Qual è la sua peculiarità?

La violenza in Rete è molto diffusa per la facilità con cui viene compiuta. Non necessita infatti di eccessivi sforzi: è possibile, restando comodamente dietro la testiera di un PC o di uno smartphone, attuare il piano di distruzione ai danni di qualcuno. Si consuma senza che il carnefice si esponga in prima persona e crea un forte senso di deresponsabilizzazione, per cui l’autore dei misfatti non si sente affatto colpevole del delitto. Poiché è un mondo virtuale, si ha la fallace sensazione che in esso tutto sia irrisorio e quasi inesistente. E invece ogni pezzo di vita messo su quella linea infinita, ha un peso, che non è solo quello dei gigabyte o megabyte, bensì quello di una persona. Con ciò intendiamo la dignità, il decoro, la libertà di pensiero, le passioni, i sogni, la professione e tutto quello che fa parte di un essere umano.

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Il senso di onnipotenza

L’erronea concezione secondo la quale su Internet sia possibile fare tutto, genera negli utenti un profondo senso di onnipotenza. Diventa così assai facile sentirsi padroni del mondo. Aumenta il potere di controllo sugli altri: con un click, puoi avere in pugno chi vuoi. E invece nessuno può appropriarsi della vita altrui, nessuno deve sentirsi in diritto di vigilare e quindi dominare una persona. Il fatto che non si agisca in prima persona, mettendoci la faccia, abbatte ogni freno inibitorio : vengono meno la timidezza e la paura, la vergogna, il pudore. Aumenta notevolmente l’aggressività.

Compulsione e ossessione

Immaginiamo uno stalker e il suo malato desiderio di seguire la vittima. Internet gli permette di spiare i profili social network della preda, senza il bisogno che si rechi sotto la sua abitazione o fuori al luogo di lavoro. Quante volte al giorno uno stalker userà il web per controllare quella persona? Il fatto di sapere che basterà un click, per essere continuamente aggiornato sulla vita della vittima, che grado di dipendenza innescherà nella sua mente? Certamente il profilo di stalker già gli appartiene, anche senza Internet, ma è altrettanto vero che quest’ultimo aggravi notevolmente la sua ossessione.

Il gruppo: scudo dei vili

Su Internet navigano ogni giorno miliardi di utenti. Chiunque voglia compiere una forma di violenza, si fa forza su questa caratteristica. Ci si nasconde facilmente dietro agli altri, con la certezza di trovare sempre innumerevoli complici. L’aguzzino non proverà alcun senso di colpa, come se il delitto compiuto, avesse perso tutta la sua gravità, solamente per il fatto di essere stato condiviso o/e approvato da un ampio bacino di utenti. Se è vero, come affermava Asimov, che «la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci», allora Internet è il primo rifugio dei vili.

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Perdita dell’etica

Nella vita reale, ogni nostro criterio valutativo si esprime in base a un codice etico. Nel mondo virtuale, tutto questo non esiste. Non c’è più la distinzione tra giusto e sbagliato, buono e cattivo, onesto e disonesto. Cade persino la contrapposizione tra bene e male, poiché è il bacino di utenti a stabilire cosa sarà giusto e/o sbagliato, bene e/o male etc. Se in molti approveranno un contenuto, anche qualora lo stesso vada a ledere tutti i diritti umani di una persona, sarà comunque considerato giusto. Ogni sentenza spetta al pubblico. Viene meno il nostro “giudice interno”, quella vocina che dovrebbe guidarci. Sparisce la coscienza.

Quando è un pubblico a decidere

Relegare ogni contenuto pubblicato su Internet al giudizio del pubblico, significare scadere nell’alienazione. Equivale a perdere la propria identità, in virtù di un’approvazione . Ciò che pensano gli altri, diventa più importante delle proprie idee. Tutto questo spiega chiaramente la gravità e la pericolosità della situazione. Si segue la fiumana: più che navigare in Internet, sarebbe giusto dire “naufragare in Internet”.

Chi compie la violenza in Rete?

Non esiste un profilo ben definito di chi compia la violenza in Rete, poiché essa riguarda un numero di utenti talmente vasto, che sarebbe impossibile raggrupparli in una categoria definita. Infatti si rende autore del misfatto, non solo colui/colei che diffonde in Rete un contenuto, dando inizio al linciaggio mediatico, ma soprattutto tutti coloro che gli vanno dietro con commenti, like e varie approvazioni. In ogni caso, gli autori degli abusi si dividono tra coloro che sono consapevoli del potere di Internet e quelli invece che pensano sia tutto solamente un gioco.
Molto spesso sono anche donne a perpetrare violenze contro altre donne, con attacchi sessisti o discriminazioni di vario tipo.

Chi sono le vittime?

Anche nella violenza diffusa in Rete, le vittime preferite sono le donne. A queste però, si aggiungono gli adolescenti e i ragazzi preadolescenti  (si parla allora di cyberbullismo). Comunque, il bersaglio sono sempre i più deboli, anche se non di rado, questo tipo di abuso colpisce persino vip, politici o personaggi influenti. Questo discorso si lega ancora una volta al fatto che sul web prevalga il senso di onnipotenza e crolli ogni freno inibitore, per cui non fa paura più nessuno.

Quali sono gli effetti?

Mentre la violenza si consuma in un mondo virtuale, gli effetti di chi la subisce sono reali e concreti. Ne conseguono gravi lesioni al decoro, all’onore, all’autostima e alla dignità personale. Può essere distrutta la vita privata e professionale di una persona. Le vittime, a seconda dell’intensità dell’abuso e della sua reiterazione, sviluppano gravi stati di ansia e attacchi di panico, inquadrabili nel Disturbo Post Traumatico da Stress; possono presentarsi idee suicide e autolesionistiche, fino a sfociare nel suicidio vero e proprio.

Quali sono i reati ravvisabili?

L’emergenza di arginare la violenza che cresce in Rete, ha reso sempre più frequenti e necessari gli interventi dell’Autorità Giudiziaria. I reati riscontrabili sul web sono:
-stalking , art. 612 bis c.p.;
-violenza privata, art. 610 c.p.;
-diffamazione a mezzo Internet, art. 595 c.p.;
-trattamento illecito dei dati, art. 167 c.1, capo II del titolo III del d.lgs 196/2003 relativo al codice della privacy;
-sostituzione di persona, art. 494 c.p.;
-minaccia, art. 612 c.p.

Ricordiamo inoltre che il reato di cyberbullismo è legge e ora anche i minori possono denunciare.

Conclusioni

Non esistono mezzi di comunicazione sbagliati, ma tutto dipende dall’uso che ne se ne fa di essi. Il mondo virtuale non coincide con la vita reale, eppure è in grado di avere gravi e lesive conseguenze su di essa. Pertanto sarebbe utile inserire tra le materie scolastiche anche l’ “Educazione alla Rete Internet”. Oggi è quanto mai pericoloso, lasciare che i giovani si tuffino nel mondo virtuale senza alcuna difesa. La violenza va combattuta sempre attraverso la prevenzione.
Per arginare questo dilagante fenomeno, basterebbe avere un briciolo di empatia. Il dramma è che stiamo diventando una società prettamente narcisistica e fondata sull’apparenza.

Una goccia fa l’oceano

Ogni volta che si sottopone qualcuno a una crocifissione mediatica, pensiamo che quella persona potremmo essere noi. Ogni volta che aggiungiamo il nostro commento a migliaia di altri commenti, rendiamoci conto che abbiamo contribuito ad aumentare quel numero. 1322 non è 1323. L’unità fa le decine, le decine fanno le centinaia,le centinaia fanno le migliaia e così via. Non bisogna mettere a tacere la propria responsabilità in virtù dell’alibi che siano altre innumerevoli persone a compiere quell’azione. “Capirai, l’hanno insultato/a in duemila persone, cosa cambierebbe se mi comportassi civilmente ed evitassi di insultarlo/a solamente io?”
Madre Teresa di Calcutta in una celebre preghiera, affermava: «Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe».

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