Oltraggio al ricordo di Anne Frank

Anne Frank e persecuzione

di Ambra Sansolini

L’episodio centrale

L’episodio degli adesivi raffiguranti Anne Frank, attaccati sulle barriere della Curva Sud dello Stadio Olimpico di Roma, ha aperto un caso. Si è creato un vespaio di pareri discordanti. Idee politiche, opinioni di tifoserie calcisticamente rivali, pregiudizi, giudizi, alibi a gesti inconcepibili, insulti ai giornalisti, ritenuti di veicolare notizie di parte. Non è mio interesse esaminare tutto questo. Ma ciò che più mi è rimasto impresso, è come dalla violenza nasca solo altra violenza. Perché, da un fatto simile, non è scaturito invece, un sano confronto tra correnti ideologiche diverse e colori calcistici opposti?

L’informazione ai tempi di Anne Frank

In tutto questo caos, a splendere, resta solo il sorriso della piccola Annelies Marie Frank, detta Anne. Certamente ai suoi tempi, il problema non era la partita di pallone. Non le era concesso di accendere la TV per sentire parlare delle gesta della sua squadra del cuore. La TV ancora non esisteva e l’unico mezzo di comunicazione a sua disposizione, la radio, veniva usato per ascoltare le notizie di guerra. In tal modo, insieme ai familiari, al nucleo dei signori Van Daan (nella vita reale Hermann Val Pels) e al signor Dussel (realmente Fritz Pfeffer), riceveva informazioni circa la strategia di guerra dei tedeschi.

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La radio

La radio, era quindi uno strumento di salvezza : permetteva loro di attuare le mosse per sfuggire ai persecutori e allo stesso tempo, li metteva a contatto con il mondo esterno.

Fu grazie al dispositivo radiofonico, che Anne Frank ebbe lo stimolo per iniziare a scrivere il suo diario. Durante una trasmissione, il membro del governo Olandese in esilio, Gerrit Bolkestein, disse che, finita la guerra, avrebbe istituito una raccolta pubblica delle violenze, patite dalla popolazione del Paese sotto l’occupazione nazista. In particolar modo, il ministro fece riferimento alla pubblicazione di lettere e diari.

Il Diario di Anne Frank

Il quaderno, ricevuto in regalo per il suo tredicesimo compleanno, diventerà il Diario. Nella prima parte, ella descrive la nuova vita in Olanda e tutte le difficoltà legate al cambiamento. La seconda invece, narra i giorni trascorsi in clandestinità, nell’alloggio segreto sopra la fabbrica del padre. La scrittura diventa così, un momento d’introspezione personale. Con la creazione dell’amica immaginaria “Kitty”, la ragazza riesce a esprimere le piccole gioie e i turbamenti. Si snoda tutto attorno a quest’ambivalenza : l’adolescenza e la persecuzione ebraica. I momenti di spensieratezza e l’angoscia.

Cosa significa vivere sotto persecuzione?

La segregazione cambia radicalmente usi e costumi della famiglia. Trasforma le persone, al punto che Anne Frank non riesce più a comunicare con nessuno, se non Peter, figlio dell’altra famiglia rifugiata.

La diversità: risorsa preziosa dell’umanità

Oggi la sua immagine sorridente, è stata usata a scopo offensivo e denigratorio. Quindi come simbolo della minoranza, da assoggettare e perseguitare. Interpretata come diversità, in senso negativo. Ancora una volta la violenza, si è scagliata contro il più fragile. Contro una creatura femminile. Questa volta è toccato ad Anne Frank. Dimenticando però, che le persone costrette a subire prevaricazioni, sono sempre le più forti. Sono quelle che spaventano, perché capaci di ribellarsi. Appartengono alla categoria di chi non abbassa la testa. Portano in alto la diversità, intesa come arricchimento dell’umanità. Che senso avrebbe, far parte tutti di una stessa etnia? Che gusto ci sarebbe, a tifare tutti la stessa squadra?

La diversità di pensiero, fa davvero così paura? Per sentirsi forti, occorre obbligatoriamente indentificarsi in un gruppo?

La violenza di gruppo: la forma più infima di sopruso

Quant’è facile compiere violenze e prevaricazioni, nascondendosi in una moltitudine?

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“Sono solo tre adesivi”… Secondo la stessa mentalità, se una persona giace a terra, perché picchiata da un gruppo, nulla vieta che passi un altro e gli dia l’ennesimo calcio. “In fondo hanno iniziato gli altri”. “Tanto stava già a terra, che sarà mai un calcio in più?” Queste, sono solo alcune delle espressioni più comuni.

Il silenzio e l’omertà: complici della violenza

La prima negazione dell’umanità, consiste nella mancata responsabilità.  Non c’è nulla di più abietto, che nascondersi dietro al gruppo. La violenza si nutre delle giustificazioni e del silenzio. Si fa forza in chi non ha il coraggio di denunciare. Germoglia in mezzo alla paura.

Se rinunciamo a gridare la verità, l’unica risposta alla violenza, sarà altra violenza.

Concludo con una celebre frase di Hermann Hesse: “Il molle è più forte del duro. L’acqua è più forte della roccia. L’amore è più forte della violenza”.

 

 

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