Mario Bragaglia e quella violenza psicologica vinta con il sorriso

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Abbiamo avuto il piacere di ascoltare ancora Mario Bragaglia, in arte Brandon Braching, relativamente al tema della violenza psicologica. Qualche giorno fa, è stato inserito sul sito un test per accertare quanto sia drammaticamente diffuso questo tipo di abuso. Dal sondaggio effettuato è venuto fuori che le persone maggiormente colpite sono quelle sicure di sé, dal carattere forte e capaci di prendere sempre una posizione. In effetti lo scopo principale della vessazione psicologica è proprio quello di minare l’autostima dell’altro. Non c’è nulla di più sbagliato che considerare la violenza come un fenomeno riguardante esclusivamente le persone deboli: in verità accade soprattutto a quelle forti per cercare di indebolirle. Sono invece sempre fragili coloro che la compiono.

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Mario, sei mai stato vittima di violenza psicologica?

Sì, mi è capitato numerose volte.

Questi episodi avvenivano soprattutto tramite azioni oppure parole?

Gli attacchi brutali erano verbali. Ci sono alcune parole che feriscono più delle lame e ti fanno sentire morto dentro.

Hai mai avuto la sensazione di essere sbagliato per questo motivo?

No, perché credo molto in me stesso. Nessuno in fondo è sbagliato: sono le altre persone a vederti così, attraverso i loro occhi. E allora ti mettono addosso questa etichetta…

Qualcuno ha provato a distoglierti dai progetti, a persuaderti di non credere nei sogni?

Certamente, ma sono andato sempre avanti per la mia strada.

Sei riuscito ad opporti alla violenza psicologica? Oppure ti sei chiuso nel silenzio?

Non ho mai smesso di dire la verità. Se non si parla, i soggetti che compiono questo abuso andranno sempre avanti, convinti che nessuno possa contrastarli. Sono uno che dice sempre quello che pensa, nel bene e nel male.

Il primo effetto di tale vessazione, in chi la subisce, è quello di sentirsi in colpa per qualcosa che non si è fatto. E allora cresce la vulnerabilità, davanti alle false accuse dell’abusante. Secondo te, come si può uscire da questa tremenda spirale di dolore?

In fondo, prima o poi la verità viene sempre a galla. A quel punto diventa facile capire come stiano davvero le cose. Certe volte bisogna solo saper aspettare un po’…

Vai all’articolo sulla violenza psicologica

Quindi il tempo è un nemico della violenza. E se invece chi subisce l’abuso provasse a chiedere spiegazioni all’artefice del misfatto?

Servirebbe a poco. L’abusante indossa una maschera e recita perfettamente la parte dell’agnellino. Tutto ciò che rientra nel male, è ambiguo, fuggevole a ogni tentativo chiarificatore e subdolo. Cercare spiegazioni è una battaglia persa in partenza. E soprattutto chi compie violenza è sempre un vigliacco.

Fanno più male le parole che feriscono come lame oppure il silenzio?

Sorride (n.d.r.). È una bella lotta: credo sia più nocivo il silenzio. Nulla fa più male all’essere umano dell’indifferenza.

Poco fa hai definito coloro che compiono violenza come dei vigliacchi. Ti sono mai state ritorte contro confidenze o esperienze vissute insieme?

Sì. Per ripicca, al primo problema o incomprensione, sono state usate contro di me rivelazioni personali, fatte in momenti di sfogo.

E invece di ricatti morali, ne hai mai subìti?

Sì. I vigliacchi che fanno violenza solitamente minacciano chi la subisce di stare in silenzio. Devono fare terra bruciata attorno alla vittima, in modo da renderla sempre più fragile. Mi è capitato che qualcuno dicesse: «Se parli, ti faccio vedere io cosa succede…»

E come hai reagito?

In un primo momento ho avuto paura. Mi sono sentito tremendamente solo. Poi però sono riuscito a farmi forza e a parlare.

Da quello che hai potuto capire attraverso la tua esperienza, cosa spinge una persona a voler soggiogare un’altra?

Il fatto di vederla forte. Chi mi stava vicino ha sempre visto in me un ragazzo capace di difendersi e di cavarsela in ogni occasione. Spesso è accaduto che qualcuno si allontanava da me per invidia o gelosia.

Secondo te, le persone invidiate sono in qualche modo superiori alle altre?

Assolutamente no. L’unica differenza è che credono in loro stesse e in quello che fanno.

Si può giustificare la violenza con lo stress, la sofferenza o altri traumi cui ci sottopone la vita?

Affatto. La violenza non ha mai un motivo per esistere. E penso altresì che avvenga senza un preciso motivo. Ecco perché il mio brano musicale è stato intitolato “Senza un perché”. Tutti in fondo subiamo tensioni e momenti di stress. Se ognuno di noi, in virtù di questo, iniziasse a essere violento, vivremmo in una specie di giungla.

Leggi l’intervista sulla canzone 

E Mario, come scarica la tensione e lo stress?

Provo a rilassarmi con piccole cose. Non me la prendo con le persone, anzi cerco la loro compagnia.

Abbiamo parlato di maschere, doppie facce e menzogne. Sei mai stato illuso da qualcuno?

Sì, molte volte. Ma attraverso quell’esperienza ho imparato che al mondo non tutti sono sinceri e in grado di starti vicino. Ho trovato sempre forza in me stesso.

Qualcuno ha mai tentato di limitare la tua libertà?

È accaduto raramente. Tutti siamo liberi nel rispetto dell’altro, senza distinzioni di razza o sesso.

Hanno mai provato a convincerti che non vali nulla?

Sì, molte volte. Ma ho imparato a convivere con questi goffi tentativi di destabilizzarmi. Credo in me stesso e in quello che faccio. Nessuno può venire a dirti se sei all’altezza di una cosa oppure no. Solo noi possiamo decidere.

Cosa diresti a chi si lascia abbattere dai giudizi degli altri?

Consiglio di sorridere sempre e di non ascoltare quelli che ostacolano i sogni. Bisogna fare quello che sentiamo nel nostro cuore.

Mario è un ragazzo che non si è fatto buttare giù dagli eventi negativi. Esiste una ricetta precisa per fare questo? Se sì, quale?

Semplicemente ho imparato che nella vita tutto serve a qualcosa, anche quello che ci fa male. È in questo modo che possiamo crescere. S’impara sempre, in ogni occasione. La ricetta è l’umiltà: occorre essere umili in tutto ciò che si fa o si dice.

Ti sei mai ritrovato escluso da alcuni rapporti interpersonali, senza che alla base vi fosse un motivo preciso?

A volte sì. E ci restavo molto male. Ho sempre provato a chiedermi quale fosse il motivo, perché sono portato per natura a scorgere il volto buono in ciascuno di noi. Eppure devo ammettere che non ho mai trovato una risposta. In ogni caso sono felice così: alla fine ho poche persone attorno, ma capaci di apprezzarmi per quello che sono.

Qual è il segreto della felicità?

Essere sempre sé stessi. Ascoltare il pensiero di ogni persona, a prescindere dal fatto se sia positivo o negativo. Aiutare gli altri anche quando stanno in silenzio e non chiedono esplicitamente aiuto. Il silenzio è un linguaggio particolare, che non lascia spazio alle spiegazioni. Eppure parla e dice tanto di noi…

Per scaricare e ascoltare il brano musicale “Senza un perché” , vai a questo link

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Conclusioni

Mario Bragaglia è un artista e con questo intendiamo un ragazzo che vive legato ai valori quali la libertà, il rispetto e l’autenticità. Una persona qualsiasi, così ci tiene a descrivere se stesso, perché in fondo ­- sottolinea – una delle più importanti qualità umane è proprio l’umiltà. Spesso la violenza nasce da un forte  senso d’inferiorità, provato verso qualcuno e pertanto sfocia nel desiderio di schiacciarlo. In verità,  siamo tutti uguali nelle nostre diversità e chiunque, se solo credesse in se stesso, potrebbe essere forte, senza  ricorrere agli abusi.

Attraverso le sue parole è venuto chiaramente fuori come la violenza si collochi su un piano falso e artificioso, destinato prima o poi a crollare. Il suo nemico principale è quindi il tempo e all’opposto, il miglior alleato, il silenzio. Per uscire dalle violenze occorre dunque parlare, anche se bisognerebbe saper leggere persino il silenzio di certe sofferenze e aiutare gli altri senza che ci venga esplicitamente richiesto. La vita è una splendida e continua lezione, da cui imparare sempre qualcosa, addirittura nel male e nella sofferenza. Accettare il dolore è un passo inevitabile per avere la forza di sorridere e andare avanti, nonostante tutto. Essere sé stessi e condividere la propria vita con gli altri sono gli ingredienti alla base di quella ricetta chiamata felicità.

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