“Io sono qui”: tra il ricordo e l’attesa del ritorno

"Io sono qui": tra il ricordo e l'attesa del ritorno. Sulle note della dolcezza e nostalgia

Io ti aspetterò seduto Silenziosamente, Anche Se Staremo Lontani Ma Ti Aspetterò, E Se Quel Giorno Arriverà Non Aver Paura Perché Assieme Combatteremo, e Posso Dirti Che Lì Troverai Le Mie Impronte Sulla Sabbia e Sentirai Sul Tuo Corpo IL Vento Che Ti Accarezzerà Con L’Odore Del Mio Profumo, e Vedrai Con IL Tuo Sguardo IL Mio Sorriso Tra Le Onde Del Mare…Io Sono Lì Ti Aspetterò…. anche se ci vorranno anni ma ti aspetterò…(B.B.)

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Un artista, un cantautore, un ragazzo che sogna un mondo migliore e che attraverso la musica esprime le proprie emozioni: stiamo parlando di Mario Bragaglia, ovvero Brandon Braching. Abbiamo avuto modo di intervistarlo ancora, in occasione del suo secondo brano inedito “Io sono qui”.

Dietro una canzone, così come dietro a qualsiasi opera d’arte, c’è sempre uno stimolo per l’autore. Qual è stato il tuo?

Certamente un periodo di malinconia e riflessione. Riesco a essere più creativo nei momenti difficili, quando devo mettere ordine dentro me stesso. Paradossalmente do vita alle mie canzoni dopo fasi di silenzio assordanti. Purtroppo accade che gli altri ci deludono, senza capire la sofferenza che hanno procurato. A quel punto solitamente mi allontano, sperando in una comprensione e nelle scuse che invece raramente arrivano. Però viene fuori la canzone… Sorride (n.d.r.)

C’è un legame tra questo e il tuo primo brano, “Senza un perché”?

Sì. “Io sono qui” è stato estratto dal primo pezzo, che infatti parla di una persona che si allontana senza un motivo preciso. Ho pensato quindi di incentrare la canzone seguente sul ritorno in generale delle persone, prendendo spunto da una persona che mi sta a cuore.

Com’è nata quest’opera?

Ha preso vita da alcuni accordi di chitarra un po’ stonati e da alcune parole, che sentivo dentro me come parti di esistenza già vissute nel tempo.

Cosa intendi per accordi “stonati”?

Non ho ancora imparato a suonare questa canzone alla perfezione, talmente forte era la voglia di crearla.

Come si vive l’attesa di un ritorno?

Non credo ci sia un unico modo di aspettare qualcuno. Personalmente, il solo pensiero di riavere questa persona accanto mi aiuta a superare i momenti di difficoltà. So che riuscirà a farmi tornare il sorriso sulle labbra.

Ti facciamo una domanda un po’ provocatoria: non sarebbe più facile andare avanti anziché aspettare qualcuno?

Sicuramente sarebbe meno complicato. In fondo ci vuole coraggio per vivere nell’attesa di un ritorno. È un po’ come dire a sé stessi che si è pronti a rischiare ancora. Il ritorno è legato a una presenza costante: chi è nel nostro cuore può allontanarsi fisicamente per un periodo, ma non perderà mai quel prezioso posto dentro di noi. Negare di aspettare questa persona, significherebbe fingere di bloccare le emozioni e i sentimenti. Non è un caso se l’arte è figlia dell’autenticità…

L’idea del ritorno costituisce un punto di forza o di debolezza?

Non esiste una regola precisa: alcune volte ti fa percepire più fragile, perché bisognoso di sentimenti puri; altre ti rinvigorisce. Nel brano questa persona è come un diamante portafortuna, viaggerà sempre vicino a me in ogni luogo.

Marcel Proust, nell’opera intitolata “Alla ricerca del tempo perduto”, parlava della memoria involontaria, per la quale un rumore, un odore o qualsiasi altro stimolo ai nostri sensi, risveglierebbe senza la nostra volontà, il ricordo di qualcosa o di qualcuno. Secondo te, accade più spesso che siamo noi a gestire i ricordi o invece sono questi ultimi a dominarci?

Credo che i ricordi più importanti abbiano la meglio su di noi. Non possiamo arginarli o decidere quando farli affiorare. Spesso il ricordo di qualcuno ci assale involontariamente, poi però è così dolce che torniamo a cercarlo.

Conclusioni

Dopo il primo pezzo contro ogni tipo di violenza, sicuramente dall’impatto forte e veicolante un messaggio di sofferenza, Brandon Braching si è dedicato a una canzone dal tono più dolcemente malinconico. In questa, il dolore si spegne tra il ricordo di qualcuno e l’attesa del suo ritorno. In fondo tutti aspettiamo qualcuno: può trattarsi di una persona che ha già fatto parte della nostra vita oppure talvolta anche di un individuo mai esistito, una specie di compagno di viaggio immaginario.

Un alone di mistero e nostalgia dipinge i contorni delle note, dando origine a una melodia tenue dalla quale farsi cullare.
Se Milan Kundera scriveva che «la nostalgia è la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare», potremmo dire che è anche il risultato dell’incontrollabile bramosia che qualcuno ritorni.

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