Lettere anonime: le condanne dello stalker

 

di Ambra Sansolini

 

Introduzione

Nei due precedenti articoli, abbiamo preso in esame gli episodi delle lettere anonime ricevute da Agnese per sette mesi (e dell’SMS da utenza rumena). Il Pubblico Ministero ha escluso lo stalking, definendo il tutto una manifestazione di ingiuria, ormai depenalizzata. Poiché su tutti i luoghi frequentati dalle toghe, regna la scritta “la Legge è uguale per tutti”, in virtù di questo splendido e idilliaco teorema, oggi andiamo a vedere come casi analoghi a quello della ragazza ascoltata, siano invece stati approfonditi dalla Magistratura italiana e quindi definiti atti persecutori con tanto di condanna del reo a seguito.

Prima storia di persecuzione “anonima”

«Sentenza a un anno di reclusione per un uomo che avrebbe inviato lettere anonime ingiuriose e diffamanti a un’amica.». Questo è il sottotitolo di un articolo pubblicato dal quotidiano “la Repubblica”circa un fatto avvenuto a Parma nel 2012. Il carnefice aveva da poco conosciuto la donna, sposata e con due figli. Si sarebbe poi dichiarato alla stessa, con la speranza che da un’amicizia potesse nascere qualcosa di più. In risposta aveva ottenuto il rifiuto della corteggiata. Da allora la tempestò con missive anonime dal contenuto diffamatorio, accusandola di una relazione extraconiugale. Durante le confidenze dell’amica, aveva dichiarato di essere anche lui vittima di persecuzioni simili, ma contrario a sporgere una querela. Dunque la donna aveva pensato a un molestatore anonimo del paese. Solo in un secondo momento, alcuni indizi la fecero sospettare dell’uomo conosciuto. Una volta che ella gli aveva riferito di avere capito tutto, cessarono le persecuzioni. Denunciato, attraverso un’accurata indagine condotta dai Carabinieri, venne accusato per stalking, diffamazione e ingiurie. Condannato a un anno di reclusione.

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Secondo caso di stalking “senza identità”

L’episodio rientra nei fatti di cronaca de “Il Gazzettino” e risale all’ottobre del 2014. La vittima, una donna di 38 anni di Cesarolo, da mesi riceveva a casa lettere anonime e SMS sul cellulare, provenienti da una cabina telefonica. Il contenuto delle epistole faceva riferimento a condotte di vita quotidiana della stessa, con complimenti in tono sarcastico per i comportamenti tenuti al lavoro. A ricevere lettere anonime e SMS simili, anche la sua migliore amica. Grazie alle indagini condotte dalla polizia locale e dalla Polfer, è stato possibile dimostrare che era proprio quest’ultima l’autrice dei misfatti, dei quali ella stessa si era dichiarata vittima. È stata così denunciata per stalking e simulazione di reato (poiché aveva sporto una querela contro ignoti falsa).

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Differenze e analogie tra gli episodi ai danni di Agnese e i fatti di cronaca

Come abbiamo potuto evidenziare, non è raro che uno stalker agisca in maniera anonima. Denominatore comune a queste storie è che l’offender fa sempre parte della schiera di persone molto vicine alla vita della vittima. Conosce gli spostamenti del bersaglio, gli atteggiamenti che tiene sul lavoro. Altro fattore ricorrente è che le epistole hanno contenuto diffamatorio: la cieca rabbia del persecutore è tesa a infangare la persona, a denigrarla e distruggerle l’autostima. Ritorna anche come un leitmotiv il movente passionale e quindi il carnefice tenta di colpire il soggetto nella sfera intima delle relazioni. In effetti la vita di un essere umano si basa su tre elementi fondamentali: i rapporti interpersonali, il lavoro e l’identità religiosa. Andando a ledere questi tre aspetti, il persecutore mira ad annientare la vittima. La situazione di Agnese risulta tuttavia ancora più grave di tali episodi condannati dalla Legge italiana: le missive anonime da questa ricevute riportavano anche una frase altamente minatoria e ambigua “eccoti accontentata”. Non solo, sia l’SMS che un’epistola erano di provenienza rumena e la ragazza aveva già dei precedenti che la vedevano vittima di maltrattamenti in famiglia. Insomma, fare delle indagini sarebbe stato non solo più facile, ma anche doveroso, visto il quadro di violenza in cui era già costretta a vivere. Un altro dato sempre presente è che lo stalker anonimo si dichiara anche lui essere vittima delle stesse persecuzioni da parte di ignoti. Anche nel caso di Agnese avvenne la medesima cosa: un suo conoscente e la moglie avevano confessato di essere vittime delle stesse condotte delittuose subite dalla ragazza.
Chi è stato dunque l’autore di quelle lettere?

Conclusione

Questo è il modo in cui opera la Giustizia italiana. Non meravigliamoci dei numerosi femminicidi. Si tratta sempre di morti annunciate, di grida di aiuto spente nel silenzio omertoso delle Istituzioni. Cosa si cela dietro la valutazione arbitraria di casi analoghi? Errore umano di un professionista oppure c’è dell’altro? Da quale parte sta la Magistratura italiana? Nei prossimi articoli analizzeremo invece come la Giustizia vada a colpire le vittime che provano a difendersi. Ma se, pur facendo appello all’Autorità giudiziaria, nessuno ferma i carnefici, cosa devono fare le donne perseguitate e maltrattate? Aspettare forse la loro morte con le mani in mano?

Un commento su “Lettere anonime: le condanne dello stalker”

  1. Con immenso dispiacere è il dolore , evidenzio che le leggi ci sono!
    MA PURTROPPO NON VENGONO RISPETTATE….anche l’attuale ” NUOVA NORMATIVA DEL CODICE ROSSO” quando tutto il sistema giudiziario, servizio sociale, psicologi che sono nominati ha fare sostegno alla genitorialità, DOVREBBERO PROMUOVERE LE LEGGI E RISPETTARLI RIGOROSAMENTE…per dare un buon esempio hai cittadini .

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