L’altra faccia della violenza sulle donne. Quando a pagare sono anche i loro figli

L'altra faccia della violenza sulle donne: Wuando a pagare sono anche i loro figli. Che legame c'è tra femminicidio e giustizia minorile?

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Ci sono momenti in cui neppure uno scrittore riesce a trovare le giuste parole. Questo è ciò che è accaduto a me, da quando una donna ha rilasciato il materiale relativo alla sua assurda vicenda di violenza. Da mesi ho in mano quegli allegati, che leggo e rileggo, senza riuscire a trovare il modo di iniziare l’articolo. Non so da che parte cominciare. Ogni volta che provo a scrivere, mi sento un nodo in gola. La schermata bianca del PC, per la prima volta, mi fa paura, perché so che devo riempirla con il dolore immenso di una madre e un bambino.
Allora mi pongo una domanda, semplice e chiara: se faccio così fatica io, che devo solamente trovare il modo di dar voce all’atroce sofferenza, cosa stanno vivendo queste due creature innocenti?


Oggi devo trovare il coraggio di informare su una tragica realtà, della quale i media sembrano ignorare l’esistenza. Il dramma è che persino l’informazione fa parte di un sistema marcio e corrotto. Di cosa sto parlando? Del calvario che devono vivere le donne vittime di violenza dopo aver denunciato il carnefice, qualora hanno figli in comune con lo stesso.
La giustizia minorile: un labirinto mostruoso, che neppure uno scrittore di libri horror saprebbe immaginare. Eppure, non si tratta della fantasia arguta di un artista, ma di quella verità che nessuno grida, se non chi la vive in prima persona. Migliaia i bambini allontanati ingiustamente dalle famiglie di origine. Altrettanti, tra genitori e parenti, che vedono cambiare per sempre la propria vita. La nascita di un figlio, si sa, rivoluziona l’esistenza di ogni essere umano. Ma proviamo a pensare cosa accadrebbe al contrario, se qualcuno lo strappasse ai nostri giorni.

Un mercato sulle lacrime dei bambini

Mentre tento di dare forma scritta ai miei pensieri, l’agghiacciante storia di V. mi fa venire in mente l’immagine della Madonna sotto la croce di Cristo. Così, vivono la loro maternità le donne che hanno avuto il coraggio di lasciare l’uomo violento: impotenti e immerse in una sofferenza indescrivibile. Se non vogliamo avere pietà di loro, perché è facile fargli pagare l’errore di aver amato un soggetto patologico e sadico, almeno guardiamo con umanità quei bambini sulla croce. Questo, chiediamo alle Istituzioni. Nel girone infernale degli affidi dei figli, in casi di separazione
o divorzio, si parla sempre dell’interesse del minore. Legame simbiotico con una figura genitoriale, eccesso di premura materna, alta conflittualità tra padre e madre, PAS. Quante ne hanno inventate per creare un mercato, fatto di lacrime di sangue, con il quale alcuni si arricchiscono!
Come mai esistono situazioni di conflitto di interessi, che coinvolgono avvocati, psicologi della CTU, educatori e assistenti sociali? Perché spesso gli psicologi forensi, esperti di diritto dei minori,
sono al comando di istituti dove vengono collocati quegli stessi? E ancora perché i soldi pubblici devono essere stanziati per sovvenzionare le case famiglia e le comunità? Ogni bambino, prelevato dalla famiglia naturale, costa effettivamente dai 70 ai 120 euro al giorno?
Vorrebbero farci credere davvero che esistono professionisti, in grado di tutelare un bambino, più di quanto faccia la madre? Con tutto il rispetto per ogni specialista del campo, credo che non siano necessari molti studi o approfondimenti per la ricetta dell’amore. Amore, la cui espressione massima è proprio quella tra genitore e figlio. Veramente, gli esperti hanno il magico libretto di istruzioni per mamma e papà? In quel caso, allora, sarebbe utile fornire le regole del “gioco” a tutti i genitori. E invece no, vengono vivisezionati come cavie solamente quelli separati o divorziati. Tutto ciò, in virtù dell’assurdo pregiudizio che in una famiglia unita funzioni tutto alla perfezione.

L’affido condiviso e la violenza sulle donne

La recente riforma del diritto di famiglia, entrata in vigore nel 2006 con la normativa sull’affido condiviso, aveva lo scopo di cancellare definitivamente il binomio genitoriale tra “vincitore” e “vinto”, garantendo ai minori la presenza di entrambe le figure. Tutto questo avveniva per mettere fine allo strapotere che, fino a quel momento, avevano avuto le madri in virtù dell’affidamento esclusivo dei figli. Non erano pochi i casi in cui la maternità era usata come una professione e i papà venivano strumentalizzati alla stregua di bancomat. Il principio della bigenitorialità, nato per evitare tutto questo, ha finito per agevolare gli uomini, soprattutto gli autori di violenze domestiche. Non è un caso, quindi, se proprio dal 2006 assistiamo a un notevole incremento dei femminicidi.
La vecchia ideologia della madre, che usava la prole per vivere sulle spalle dell’ex compagno o marito, escludendolo poi del tutto dai compiti genitoriali, ha preparato il terreno per l’azione malevola dei carnefici. Così accade che, in virtù di questo arrugginito pregiudizio, molti soggetti maschili fingono la sceneggiata dei padri impoveriti e sfregiati nel ruolo. Arrivano, in maniera pretestuosa, a chiedere l’affidamento dei figli. Accusano l’ex compagna o moglie di ostacolare il rapporto paterno con la prole. E per fare questo, costruiscono piani diabolici: sfruttano le reazioni emotive della donna, usano contro la stessa l’innato istinto di difesa materno. Non collaborano affatto alle mansioni stabilite dall’affido condiviso ma ribattono prontamente la loro presenza, quando si stratta di mettere il bastone tra le ruote nella vita dell’ex partner. I cavilli di una giustizia minorile, grossolana e mal costruita, permettono loro di usare i figli come arma di distruzione verso colei che ha osato sfuggire al controllo e al potere.
Ricordiamo che la violenza mira a ledere l’identità della vittima. Quale modo migliore, per danneggiare una donna, se non quello di colpirla nel suo essere madre?

In questa introduzione a quella che sarà la storia in esame, ci tengo a sottolineare che farò presente la tragica realtà anche ai nuovi rappresentanti del Governo. Con la speranza che il vento, ormai cambiato, gonfi le vele degli innumerevoli naufraghi della nostra patria.

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