Il diritto dei minori comincia con il diritto ad avere una famiglia e a vivere in famiglia

Il diritto dei minori comincia con il diritto ad avere una famiglia e a vivere in famiglia

 

di Ambra Sansolini

 

Il 21 Dicembre, presso la sala Nilde Iotti di Palazzo Theodoli Bianchelli a Roma, si è tenuta una conferenza con gli addetti ai lavori e non, per trattare il tema del diritto dei minori di crescere in famiglia. Lo scopo di questa che è stata una delle tante iniziative, è quello di mettere fine alla drastica ed inconcepibile separazione dei figli dai genitori biologici. L’incontro è stato presieduto dall’Onorevole dell’Udc, Paola Binetti, molto vicina a questo tema, che lo scorso 15 Novembre ha presentato una mozione per arginare la drammatica situazione. Tra i relatori hanno preso parte anche il Direttore dell’Associazione nazionale familiaristi italiani, Massimo Rosselli del Turco e l’Avvocato Carlo Priolo, esperto in allontanamento dei minori.

Introduzione

In Italia ci sono circa 40000 bambini nelle case famiglia, rispetto alla media europea che si aggira attorno ai 6000. Questo dato la dice già lunga circa un fenomeno complesso, che come espresso dalla deputata Binetti nell’ultima mozione presentata alla Camera, crea «sacche di sofferenza del tutto estranee al dettato originale della norma».
Come mai nel nostro Paese, c’è questo numero spropositato di minori, inseriti nelle suddette strutture? Cosa si nasconde sotto quest’atroce macchina che separa i figli dai genitori, privando gli uni e gli altri di un diritto fondamentale, che è quello di avere una famiglia? Secondo quali criteri avviene tutto ciò? Esistono delle normative in merito?

I figli dello Stato

Nessun genitore si aspetterebbe mai, che una volta messi al mondo i figli, arrivi qualcuno a portarglieli via. Solo al pensiero vengono i brividi. Eppure in Italia funziona così: basta che si alteri un apparente equilibrio, perché quelli che sono i figli biologici, diventino proprietà dello Stato. Proprio così: troppo spesso e con estrema leggerezza, accade che un bambino venga strappato dal suo contesto familiare, privandolo dei suoi affetti, delle sue abitudini, degli amici e della quotidianità, per essere rinchiuso in una casa famiglia.

Cos’è una casa famiglia?

Una casa famiglia nasce come una struttura di accoglienza per minori privi di un nucleo familiare. Il dramma consiste nel fatto che, in verità, i bambini vengono tolti ai genitori naturali, appositamente per essere rinchiusi in queste comunità. Il termine stesso si compone di due sostantivi attinenti alla sfera privata di una persona: la casa e la famiglia. La casa è per ognuno di noi, il suo rifugio, il luogo del riposo e degli affetti; la famiglia rappresenta la prima e la più importante cellula della società, i cui diritti, secondo la Costituzione, sono inviolabili e intangibili. Negli artt. 29-31, viene sancito il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. Nello specifico, l’art. 30 Cost., enuncia quali principi fondamentali: il dovere e il diritto dei genitori di occuparsi dei figli, con riferimento non solo all’adempimento dell’obbligo alimentare, ma anche alla loro crescita; il dovere dello Stato d’integrare, qualora ne ravvisi la necessità, l’azione dei genitori. Integrare significa completare e arricchire, invece nella realtà dei fatti, lo Stato troppo spesso si sostituisce totalmente alla paternità e alla maternità.

Quali sono le figure “professionali” presenti nella casa famiglia?

In tale struttura vi operano: Educatori, Assistenti Sociali e Psicologi del territorio. Fatta esclusione per la prima categoria, si tratta di figure presenti già durante l’iter processuale di separazione o
divorzio, qualora nella coppia vi siano figli in comune. Sono gli stessi “professionisti” che trasmettono le relazioni al Giudice competente. Questo spiega chiaramente il motivo per cui i minori vengano sottratti alle famiglie di origine con tanta superficialità.

Casa famiglia: tra promesse e realtà

La casa famiglia viene presentata quindi come il luogo più adatto per la crescita sana di alcuni minori, è l’organo che va a sostituirsi alla famiglia naturale, poiché quest’ultima viene valutata dagli addetti ai lavori, non idonea ad un equilibrato sviluppo dei bambini. Nella realtà è una vera e propria tortura inflitta a creature innocenti: all’interno della stessa, il più delle volte avvengono stupri e ogni tipo di violenza, sia fisica che psicologica. Sono somministrati farmaci sedativi onde evitare che i figli si disperino per la lontananza dai genitori e dalla propria abitazione. Cosa ancora più grave, ai genitori viene negato il diritto di visita e così sono costretti a stare per anni senza avere alcun contatto con i figli e senza sapere notizie su di loro.
Non ci sembra calzante il paragone con il regime carcerario, poiché ai detenuti sono offerti molti più comfort rispetto a queste vittime innocenti dello Stato italiano. Di recente con il “Piano carceri”,
sono state approvate alcune misure a tutela della vita detentiva e dell’affettività. La riforma dovrebbe ottenere sabato il via libera del Consiglio dei Ministri, così da giungere all’approvazione di una serie di benefici, dai quali sono esclusi solamente coloro che abbiano commesso reati di mafia e terrorismo. Saranno così garantite le visite dei parenti, gli asili per i figli dei carcerati e addirittura, quando ci saranno soldi pubblici disponibili, “le stanze per il sesso”. Chi ha commesso dei reati, ha diritto alla tutela della propria affettività, mentre i bambini senza peccato alcuno, devono essere sfregiati a vita nella loro sfera affettiva.
Le case famiglia sono dei campi di concentramento legalizzati dallo Stato. Ogni bambino costa al giorno sei volte più che se fosse rimasto nella famiglia di origine, con una media di circa quattrocento euro al dì.

Quali sono i motivi per cui i minori vengono sottratti ai genitori naturali?

Chi non conosce il girone infernale di cui stiamo parlando, pensa ingenuamente che per togliere un figlio ai genitori, debbano esserci motivazioni davvero serie. E invece abbiamo l’obbligo d’informare che tutto questo sfacelo avviene su presunzioni e secondo l’arbitrarietà del personale addetto, Assistenti Sociali e Psicologi delle CTU. Verrebbe spontaneo credere che se non commetti reati, non fai uso di droghe o alcool e t’impegni a crescere in maniera serena un bambino, nessuno possa privarti del sacro santo diritto di fare il genitore. E invece paradossalmente, essere un serial killer o un criminale, non preclude affatto l’esercizio della potestà genitoriale; mentre a pregiudicarla, potrebbe essere una situazione d’indigenza economica, l’alta conflittualità tra coppie separate o divorziate e persino la presenza di un abusante che si renda autore di maltrattamenti in famiglia. Anziché allontanare il carnefice e obbligare lo stesso ad incontri protetti con il minore, molto spesso le Assistenti Sociali, scelgono di “salvare” quel bambino, sbattendolo dentro una casa famiglia. Ci sono stati casi estremi in cui persino la malvagità di un vicino di casa, abbia trovato terreno fertile nel privare i genitori dei loro figli. Abbiamo l’obbligo morale di ricordare che ad alcune mamme e papà, sono stati portati via i bambini a loro insaputa, durante l’orario scolastico. Come ci si sente ad andare all’uscita di scuola senza trovare più la propria creatura? Il cavallo di battaglia tanto usato da chi ha interesse alla vita delle case famiglia, pur distruggendo quella degli esseri umani, è la PAS (Parental Alienation Syndrome). La sindrome da alienazione genitoriale consiste in una serie di sintomi dai quali risulta che un genitore metta il figlio contro l’altro, allontanandolo quindi da un ramo parentale. Non ha alcun principio scientifico eppure viene usata frequentemente per sottrarre figli alle famiglie. Un’altra delle motivazioni che più vanno di moda, è il conflitto di realtà tra i genitori separati o divorziati: in sintesi, se un genitore pensa rosso e un altro nero, al bambino viene impedita una crescita sana ed equilibrata. Ora ci rivolgiamo a tutti gli adulti cresciuti in famiglie con madre e padre uniti: i vostri genitori, la pensavano sempre allo stesso modo su tutto? Siete morti oppure vi hanno richiuso al CIM (Centro di Igiene Mentale), perché essi erano in disaccordo su certe questioni? Un’altra ipocrita giustificazione all’azione coatta di sottrazione dei minori, è il rapporto simbiotico madre-figlio, ossia la presenza materna troppo affettiva e protettiva. Troppo amore, può far male? Secondo le “tuttologhe”, cioè le Assistenti Sociali, la risposta è sì.
Tra questi che sono gli elementi ricorrenti all’interno dello scempio sugli innocenti, vi sono poi altre mille sfumature sulle quali un Giudice potrebbe attaccarsi. In alcune relazioni stilate dalle Assistenti Sociali, il bambino in questione è stato descritto troppo magro e da ciò si è immediatamente dedotto uno stato di deperimento organico tale, per cui si è supposto che non avesse da mangiare a casa e quindi è stato rinchiuso in una casa famiglia. Guai se un figlio di separati, vada male a scuola! Anche questo sarebbe un’ottima scusa per privarlo per sempre dei suoi genitori. Potremmo continuare all’infinito, ma ciò che conta davvero è rendersi conto che questa silente strage, accade per lo più senza motivazioni serie e concrete.

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Interventi della conferenza

L’incontro è stato presentato e mediato dall’Onorevole Paola Binetti. E` poi intervenuto Massimo Rosselli del Turco, che ha sottolineato il problema della mancanza d’informazione e ha illustrato il contenuto dell’art. 403 del Codice Civile, per il quale: «Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in un luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione». Il punto focale è che non esistono criteri valutativi atti a stabilire l’effettivo “grave pericolo”, tanto che tale norma viene applicata arbitrariamente e con estrema leggerezza, ad innumerevoli situazioni prive di reale pericolosità per il minore.
Successivamente è stata data la parola a Carlo Priolo, che ha spiegato quanto il sistema della Giustizia minorile sia complesso. Al suo interno vi sono infatti una serie di figure professionali ( Assistenti Sociali, Psicologi forensi, Educatori, Giudici etc.). L’Avvocato ha messo in evidenza come in Italia non esista alcuna legge che consente di togliere i figli ai genitori, poiché anche l’art. 403 c.p.c., parla di un collocamento temporaneo del minore in luogo “sicuro”. Ha altresì specificato che purtroppo quando si tratta di minori, tutti s’intestino il bene dei bambini e invece facciano
l’esatto contrario. Basti pensare alle parole di una ex Presidente del Tribunale dei Minori, la quale ha dichiarato che detto Tribunale serva a proteggere i bambini dai genitori troppo affettivi. Durante il convegno è stato diffuso l’importante messaggio del Procuratore Generale
della Repubblica presso la Corte di Cassazione, Francesca Ceriani, la quale ha asserito che i bambini non debbano mai essere separati dai genitori, anche nel caso in cui questi siano mafiosi.
Secondo una legge regionale del Lazio, il bambino può stare in una casa famiglia solo temporaneamente, in vista di ritornare nel suo nucleo familiare; inoltre tale struttura è descritta come un ambiente aperto, con la carta dei servizi, in modo da assicurarne l’efficienza. Stando alla dettagliata analisi dell’Avvocato Priolo, il vero problema è che manca l’apporto del Magistrato, ossia di colui che dovrebbe fare da arbitro tra le varie figure professionali coinvolte.
Gli interventi dei relatori sono stati brevi, concisi ed efficaci, allo scopo di lasciare ampio spazio alle testimonianze dei presenti in sala.

Testimonianze

Sono intervenuti vari esponenti di Associazioni a tutela di coloro che cadono nella trappola della separazione con figli, come ad esempio il Presidente dell’Associazione OLAFA, un gruppo di attivisti che si occupa dei diritti umani.
Ognuno di loro ha portato alla luce drammi veri e sconosciuti, di cui TV e quotidiani non parlano mai. Uno di questi ha voluto rendere tutti partecipi del fatto che l’addetto alle perizie del Tribunale, allontanò il figlio dalla madre accusandola di tendenza al figlicidio, quando poi fu lo stesso Dottore ad uccidere, in un secondo momento, il fratello.
Una donna invece ha raccontato brevemente la sua atroce storia di maltrattamenti perpetrati ai suoi danni dal compagno, il quale, una volta denunciato per il reato commesso, è stato scelto dal Giudice come genitore collocatario del figlio in comune; in questo modo ella è stata costretta a subire altre percosse fisiche e violenze psicologiche, ogni qualvolta si recasse a prelevare il bambino, secondo tempi e modalità stabiliti dal decreto del Tribunale. Ad un’altra madre, sono stati tolti i figli perché si è gravemente ammalata di un tumore. Una giovane ragazza ha presentato la sua disumana storia di vessazioni e stupri, commessi anche dallo stesso personale all’interno della casa famiglia, dove poi sono finiti anche i suoi due figli. La sua esperienza ha mostrato chiaramente come la violenza si ramifichi in una rete infinita, per cui spesso chi la subisce già durante l’infanzia, sarà a sua volta o carnefice o ulteriormente vittima in altri contesti.
Hanno dato il loro contributo anche alcuni nonni. In particolare un uomo ha evidenziato come la casa famiglia debba essere un luogo di accoglienza per chi i figli non li vuole e li abbandona, non per chi li cerca e si strugge. Poi è stata la volta di una donna, venuta da Napoli, alla quale sono stati tolti due nipoti, di sei e nove anni, a causa della denuncia ai danni del padre degli stessi, fatta da parte della sorella di lui; il torto in questo caso, è stato quello di sottrarre i bambini addirittura senza che venisse fatta alcuna perizia.
Ancora una madre sfregiata nella sua genitorialità, perché la casa in cui vivevano i figli non fu ritenuta idonea.; i bambini sono stati dati in adozione, nonostante alcuni parenti del marito, si fossero offerti per accoglierli. Non vede i figli da quattro anni, anche se il processo non è ancora terminato. Ha saputo che il figlio in casa famiglia, era costretto a mangiare e poi vomitava.
L’agghiacciante vissuto di una donna alla quale sono stati allontanati tre figli, tra cui una con la Sindrome di Down, sopravvissuta a una leucemia; i bambini vivono ora in una comunità, vengono maltrattati e il personale della CTU continua a dire che sia la madre stessa a mettere in bocca ai minori quelle accuse contro il personale, perché ha problemi psicologici.
Per quanto tutte queste testimonianze abbiano catturato l’attenzione in sala, ce n’è stata una che ha rotto il silenzio tra i presenti: quella di una Dottoressa delle Assistenti Sociali, ritirata dall’Ordine per gli orrori che ha visto commettere dalle sue colleghe. Il suo messaggio di coraggio e speranza, ha scosso le anime dilaniate dai drammi familiari. In effetti, finché anche uno solo dei servi del potere si ravveda, i soprusi non potranno vincere. In chiusura l’intervento di una madre, impossibilitata da dieci anni a vedere il figlio; pur essendo al corrente che nella famiglia adottiva subisca vari abusi, è impotente e non sa cosa fare.
Occorre dire che i partecipanti alla conferenza sono stati meno del previsto, a causa di una manipolazione informativa avvenuta ai danni di questa importante iniziativa. Così come è fondamentale mettere in risalto che in questi convegni, ci sia sempre qualcuno che voglia
partecipare per esibirsi come paladino della giustizia, quando nella realtà professionale distrugge la vita delle persone.

Conclusioni

Questa volta non lasciamo alcun commento, perché sarete voi a farli. Le conclusioni devono essere tirate da chi sta al Governo e da chi tace ancora questo che è a tutti gli effetti, uno sterminio dell’epoca moderna. A dimostrazione che la sofferenza umana non abbia distinzioni di sesso, colore politico, razza, ceto sociale. Abbandoniamo i pregiudizi che le donne, nelle separazioni o divorzi con i figli, siano le favorite. E ricordiamo invece che spesso il maltrattante, mira proprio a togliere i minori all’ex compagna o moglie, per vendicarsi del fatto di essere stato lasciato. Non è facile sfuggire alla trappola della “giustizia” minorile, ma ci sono dei modi per prevedere le mosse del carnefice a tal proposito e difendersi, che verranno esaminati nei prossimi articoli.
Nonostante l’atmosfera angosciante in sala e la sofferenza tangibile, non è mai mancata la speranza e la voglia di mettere fine agli abusi. Per fare ciò, è ormai chiaro come sia necessario unirsi: perché se la violenza è una rete, bisogna costruire una trama più fitta e resistente, per soffocarla. Il fatto stesso che molte vittime siano ormai pronte a gridare il loro dolore, vuol dire che qualcosa sta cambiando veramente. E siamo solo agli inizi…

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