Le mollettine rosa: lettera di una figlia alla madre narcisista

Le mollettine rosa: lettera di una figlia alla madre narcisista. I danni che provocano genitori patologici

 

di Ambra Sansolini

Introduzione

Attraverso questa lettera, scritta da una figlia alla madre narcisista,    cerchiamo di capire perché alcune donne siano più predisposte a relazionarsi con uomini violenti e narcisisti perversi. Negli articoli successivi analizzeremo l’epistola. Lo scopo è rendersi conto di quanti danni possano fare un padre o una madre disturbati. Essere genitori è sicuramente il mestiere più difficile al mondo, ma un principio fondamentale è considerare i figli come figli della vita e non una proprietà: cosa che risulta impossibile ai narcisisti perversi.

Cara mamma

Non dirmi che sono una bambina prodigio, perché in questo modo mi carichi della responsabilità di non deluderti mai. E se invece non sarò brava come dici tu? Se non sarò capace di fare egregiamente qualcosa, mi vorrai lo stesso bene? Io mi sforzerò di essere sempre perfetta come mi vuoi tu.
Sarebbe bello se fossi il tuo prodigio, ma non di chiunque. Sarebbe bello se, a prescindere dalla mia capacità intellettiva o da altre attitudini, non smettessi mai di considerarmi speciale per te. Però ricorda che sono come tutti gli altri bambini: non mettermi addosso l’etichetta di diversa, perché poi me la porterò dietro tutta la vita.
So bene che attraverso i complimenti che rivolgi a me, in verità elogi te stessa: ti lodi per avere generato una bambina speciale. Quando mi guardi in quel modo dolce e allo stesso tempo fiero, stai tirando fuori dai miei occhi la dolcezza e la fierezza, che altrimenti non avresti saputo mai provare.
Non ti stacchi mai da me, come quando ero nella tua pancia. Ma ora sono fuori e presto farò il primo passo: lasciami camminare da sola, pur rimanendomi vicina.
Oggi mi vuoi così bene, perché mi pettini come vuoi tu, mi vesti secondo il tuo gusto: sono il riflesso di te in tutto ciò che indosso. Ma un domani sceglierò con la mia testa e magari odierò le mollettine rosa che adesso mi metti tra i capelli. Mi amerai lo stesso? Riuscirai ad accettarmi anche se preferirò portare i capelli liberi e spettinati?
Se continuerai a farmi esistere nel modo che dici tu, farò un’immensa fatica per trovare la vera me. Magari continuerò a portare quelle mollettine, senza neppure sapere di odiarle.
E poi, cara mamma, il mondo è pieno di bambini: se sono un prodigio come dici, vincerò sempre tutti quanti? L’avrò vinta io, quando giocherò con i miei amichetti? Ho sentito che nella vita, così come nel gioco, esistono delle regole: saranno valide anche per me? Pure io che sono un’eccezione, poiché sono il prodigio, dovrò rispettare quelle norme?
Chissà cosa vuoi che faccia da grande…Mi piacerebbe saperlo, così sarò come tu mi vorrai.
Mammina, posso farti una domanda? Per essere amati, non dobbiamo mai disattendere le aspettative degli altri, giusto? Perché mi sto allenando in questo e sento di essere meritevole di affetto, solo se ti assecondo in tutto.
So benissimo che devo dimostrati di essere la migliore, come segno di gratitudine per avermi messa al mondo.
Mi vuoi precisa, ordinata, puntuale e lo sono. Ora che rappresento la tua immagine riflessa nello specchio, sono tutto ciò che desideri. Ma se poi, crescendo, scoprissi di essere invece disordinata? Se iniziassi ad arrivare in ritardo ovunque, ti darei una delusione, vero?

Non sono tua, ma della vita che mi ha voluta. Non riuscirai a impedirmi di cadere, poiché per crescere bisogna inciampare. Gli altri non mi innalzeranno come fai tu e dovrò lottare per farmi valere. La verità è che là fuori non sarò speciale per tutti, così come mi hai fatto credere tu e soffrirò immensamente per questo. Per sentirmi amata e accettata, allora passerò sopra a me stessa, dimenticando quella cosa magica ed essenziale che è il rispetto verso sé. Poiché non ho un animo cattivo, non arriverò a calpestare gli altri per sentirmi migliore, ma lascerò che questo mi sia fatto: tu mi hai insegnato che bisogna meritarsi di essere amati e accettati.
Sai mamma, ogni tanto mi fermo a pensare a come sarà il mio amore da grande: cercherò un uomo che mi porti sulle sue spalle, perché mi hai sempre fatto capire che non so camminare con le mie gambe. Lo asseconderò in tutto, in modo che possa accettarmi completamente e amarmi in maniera smisurata, come mi hai amata tu. Cercherò di essere sempre perfetta per lui. Dovrà essere un rapporto simbiotico come il nostro, perché mi hai insegnato che l’amore non lascia spazi vuoti. In fondo non importa a cosa rinuncerò: la priorità sarà provare quella sensazione che vivevo con te, sentirmi ancora un prodigio per qualcuno. Per percepirmi di nuovo così, sarò disposta a qualsiasi cosa.
Mi innamorerò di un essere speciale, del quale sarò un prolungamento, come ero con te. Farò brillare lui, così come ho riacceso la luce nei tuoi occhi. Anche il mio fidanzato, facendo i complimenti a me, si farà gli elogi da solo, proprio come facevi tu. E io dovrò essergli eternamente grata, solo per avermi fatto sentire ancora parte di quella perfezione che ormai noi due avevamo perso.

Sì, perché appena ho iniziato ad avere le mie idee, da quell’unione morbosa che eravamo, hai lasciato incolmabili spazi vuoti. Da che ero il respiro nel tuo, mi sono trovata completamente sola. Hai smesso di farmi sentire una ragazza speciale, perché i miei gusti erano diversi dai tuoi. E allora mi sono ritrovata d’un tratto sola e tristemente vuota. Quando mi voltavo a cercarti, non c’eri più. Non sei riuscita a camminarmi a fianco, come ti avevo detto di fare, ma prima mi hai invasa e devastata, poi sei andata via. Mi sono sentita vuota, perché era venuta meno la perfezione in virtù della quale ero amata ed accettata. Ho iniziato quindi a cercarla fuori, tra la gente. Ho conosciuto un uomo, che ha intuito tutto ciò di cui avevo bisogno e me l’ha dato. Però me l’ha dato a un caro prezzo: sono stata costretta, ancora una volta, a rinunciare a me stessa. Non sapevo più se fossi ordinata o disordinata, perché prima ero stata il tuo e poi il suo riflesso. Comunque con lui stavo bene, perché rivivevo l’unione simbiotica che avevo con te. Ho fatto di tutto per assecondarlo: ho persino accettato uno schiaffo. Il guaio è che da quello schiaffo, ce ne sono poi stati degli altri. Mi chiedeva di non vedere i miei amici e l’ho fatto, poiché mi ricordavo di quando tu mi mettevi quelle maledette mollettine rosa e anche se mi tiravano i capelli, me lo lasciavo fare. Sei stata tu a insegnarmi che l’amore è sopportazione. Sei tu che mi hai convinta di essere una creatura sempre bisognosa di cure e attenzioni, perché mi hai fatto credere che fossi incapace di prendermi cura di me stessa. Ero stata abituata a essere felice solo in risposta alla felicità di chi avevo attorno: se tu ridevi, ridevo pure io; se tu eri triste, ero triste anche io. Quindi per fare contento il mio compagno, ho esaudito ogni sua richiesta. Mi ero abituata a dare valore a me stessa secondo quanto dicevano gli altri.

Sai ora come sto, mamma? Sono in una pozza di sangue, distesa sul pavimento. Colui che diceva di amarmi e al quale ho permesso di farmi portare nel palmo della mano, mi ha stritolata. L’uomo che doveva prendersi cura di me, mi ha quasi uccisa. Mi ha devastata, come già avevi fatto tu, solo che lui ha aggiunto sopra la violenza. A forza di assecondarlo, per sentirmi a tutti i costi amata ed accettata, ci stavo quasi rimettendo la vita.
Tutto ciò, perché tu mi hai insegnato che bisogna essere meritevoli di amore e rispetto. Mi hai tramandato messaggi per i quali dissentire con l’altro significa deluderlo e ferirlo. Mi hai insegnato ad abbassare la testa e ad aspettare di essere salvata, così come tu ritenevi di essere la mia salvatrice.

Leggi la manipolazione mentale

E invece no, cara mamma. Tutti meritiamo rispetto e accettazione, a prescindere da ciò che possiamo dare agli altri. La verità è che la felicità dell’altro non sempre coincide con la propria. Mi sono dimenticata sempre di me stessa. La priorità era rendere felici coloro che avevo vicino, per sentirmi accettata, e non invece pensare alla mia felicità. E questo è stato il risultato.
L’amore non è morbosità, ossessione o simbiosi, l’amore è uno scambio: deve esserci un ampio spazio di margine, perché l’energia emozionale delle persone possa fluire in maniera limpida e scorrevole. L’amore è figlio della Libertà . Amare qualcuno significa camminargli accanto, senza tuttavia sovrapporsi al suo percorso. Non bisogna aspettarsi di essere speciali per qualcuno, ma imparare a essere speciali per noi stessi. Chi ci ama davvero, ci accetta come siamo, senza richieste estenuanti o altri ricatti morali. La perfezione con la quale è stata inquinata la mia vita, in verità non esiste. Amarsi è amare i difetti dell’altro, prima ancora dei pregi. Sono sempre stata ciò che hanno voluto gli altri, a partire da mia madre e ora sono a terra, sanguinante, perché il mio fidanzato voleva così. E mentre sento le mie membra diventare sempre più fredde, mi rivedo con quelle mollettine rosa: da lì è iniziato il mio calvario. Buttate all’aria quelle mollettine rosa. Liberatevi di tutto ciò che blocca la vostra energia interiore. Imparate a prendervi cura di voi stesse, senza aspettare che lo faccia qualcun altro. Mentre ora soffro e provo dolore, sono felice. Sono felice adesso come mai sono stata prima: perché sento i miei capelli liberi e spettinati. Perché nei tanti flash che mi passano nella mente, vedo il disordine nel quale avrei voluto vivere. Penso a quante volte sarei potuta arrivare in ritardo, magari godendomi a pieno questa vita, senza spendere il mio tempo in una corsa estenuante. Solo ora, che non sento più quasi il mio corpo, mi sono ritrovata e mi scopro come prima non sono riuscita a fare. Per rincorrere quella maledetta proiezione di perfezione, non ho mai avuto l’occasione di conoscere me stessa: ero sempre quella che volevano gli altri. Ora so per certo che sono una ritardataria nata e che adoro il disordine; preferisco i capelli al vento anziché non vederne svolazzare uno. Adesso mi rendo conto di aver nutrito con la mia luce anime spente e costrette a vagare nel buio. Non sono il riflesso di nessuno, ma brillo di luce propria. Non sono quella creatura fragile che credevo di essere, ma sono una donna forte. Non è una colpa avere idee diverse da qualcuno e se questo significa non essere amate, ben venga. Finora mi sono sforzata di essere perfetta, ma l’unica vera felicità è essere sé stesse.

“Amare non è guardarsi negli occhi, ma guardare insieme nella stessa direzione” (Antoine de Saint-Exupéry)

Un commento su “Le mollettine rosa: lettera di una figlia alla madre narcisista”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *