Il ruolo della vittima nella violenza psicologica

Chi è la vittima della violenza psicologica

di Ambra Sansolini

Colpevolizzazione della vittima

Che ruolo ha la vittima nell’abuso psicologico? Sembra una domanda banale, ma non è così. E’ stata definita persino complice, in alcuni casi colpevole. C’è ormai una corrente di studiosi, che tende a mettere in ombra questa figura. Lo scopo primario è diventato non demonizzare l’abusante.

Chi comprende la vittima?

Il dramma della violenza psicologica, è proprio lo stato d’incomprensione e solitudine in cui vive chi la subisce. Trattandosi di un sopruso che non lascia segni, diviene difficile ottenere credibilità al grave trauma. Spesso la donna non viene creduta neppure dagli amici o dai familiari più stretti. Figuriamoci se il suo dramma, possa essere capito dalle Forze dell’Ordine, da un Pubblico Ministero o da un Giudice.

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L’unico porto sicuro, sono le associazioni che tutelano le donne maltrattate. E le altre vittime. In effetti nessuno potrà capirvi meglio di chi ci è passato.

Perché è tanto difficile comprendere la vittima?

Il primo motivo alla base di tale difficoltà, è la sostanza stessa dell’abuso. Come abbiamo già detto, non lascia segni visibili. Si manifesta mediante denigrazioni, umiliazioni, silenzi, giudizi ai limiti dell’offesa, negazione del dialogo. Vi rientrano le critiche generali e il disprezzo. Ogni prevaricazione messa in atto, è usata per controllare la partner. Bisogna sottolineare però, che tutto ciò avviene solo ed esclusivamente all’interno delle mura domestiche. Mai in presenza di un pubblico o di altri testimoni.

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Un circolo vizioso

Ad aggravare ulteriormente la situazione, è che le azioni suddette, avvengono in modo subdolo, soprattutto all’inizio della relazione. E in ogni caso, sono complicate da interpretare. Ne conseguono lo smarrimento emotivo della vittima (dissonanza cognitiva) e il suo isolamento. Non sentendosi capita, la donna si chiuderà in se stessa e smetterà di raccontare gli abusi subiti. In tutta questa incertezza e confusione, a giovarne sarà proprio l’abusante, che vedrà aumentare il suo potere.

I labili contorni di un abuso grave e premeditato

Un accenno di gelosia, ad esempio, viene considerato una manifestazione di amore. Ma qual è il limite tra gelosia sana e quella morbosa?

Può capitare di ricevere da parte del proprio compagno o marito, una critica al nostro abbigliamento. Ma quand’è che la critica perde la sua parte costruttiva, per divenire solamente uno strumento di distruzione?

 

La maschera del carnefice

L’unica certezza data è che, nella prima fase della relazione, ogni forma di abuso è assai lieve, impercettibile. La portata della violenza cresce proporzionalmente al progredire del rapporto.

In effetti, se l’abusante si presentasse subito nella sua reale veste, non ci sarebbero più vittime.

In virtù di tutto questo, che colpa o responsabilità ha la donna, per essere incappata in un soggetto simile?

Una violenza che riguarda tutte le donne

Non è una questione di fragilità. Né tantomeno di classe sociale o grado d’istruzione. Cercare a tutti i costi una categoria specifica di vittime, significa ridurre l’immensità del fenomeno. Abbiamo invece l’obbligo morale d’informare che tale abuso può riguardare tutte noi.

Inquadrare le vittime entro una categoria : un modo per sminuire il problema

Si sta discutendo ampiamente, sui possibili disturbi di personalità che potrebbero presentare le vittime. Dilaga così il concetto di dipendenza affettiva, erroneamente considerato come causa del rapporto patologico e non, come effettivamente è, diretta conseguenza dello stesso.

D’altronde in Italia, la via breve e indolore sembra essere la preferita. Comporta meno rischi, addossare le colpe all’abusante e alla vittima, anziché solo al primo. Se tra le vittime, rientrano esclusivamente le donne che presentano dipendenza affettiva o altri disturbi, il problema resta circoscritto. E quindi si può andare avanti così, archiviando le denunce e facendo morire tutto nel silenzio.

Ammettere invece che ognuna di noi possa esserne vittima, vuol dire rendere necessari gli interventi dello Stato per arginare il fenomeno. Significa scardinare un intero sistema, culturale e giuridico.

Prevenire per salvare

In questa ottica di non colpevolezza della vittima, assume grande importanza la prevenzione. Nonostante le difficoltà tipiche di un abuso dai contorni labili e sfumati, occorre provare a riconoscerne alcuni segnali d’allarme. Il punto oscuro e problematico, è spostare queste spie, dall’ambito dello scibile a quello del giudizio. Conoscere è una cosa, vivere tutt’altra. Ma la speranza è che la conoscenza, aiuti a vivere meglio.

 

 

 

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