Il gaslighting : la forma più crudele della violenza psicologica

Gaslighting : la violenza psicologica letale

di Ambra Sansolini

Introduzione

Il gaslighting è la forma di violenza psicologica più crudele. Abbiamo già visto, come questo tipo di abuso si componga di critiche e umiliazioni, marcate da un acuto sarcasmo. Tra i mezzi usati dal carnefice, rientra anche il silenzio: questo gli permette di porre l’interlocutore in una condizione subalterna.

Profilo della vittima

Tutte le donne possono essere vittime del gaslighting. Si tratta più spesso di persone fortemente empatiche. Le più esposte, sono quelle che vogliono apparire sempre perfette. Il gusto perverso della distruzione, aumenta al cospetto di una donna con forti valori morali, onesta, intelligente e brillante. L’universo femminile è più soggetto a questo abuso, in virtù dell’ideologia comune, dovuta a un sostrato storico e culturale. Molto spesso la vittima crede, in virtù del suo amore, di riuscire a cambiare positivamente l’uomo violento. Pensa che, divenire completamente accondiscendente riguardo alle assurde richieste del carnefice, possa un giorno esimerla da altre infondate accuse e umiliazioni.

Caratteristiche dell’abusante

Si tratta di abili manipolatori, talvolta di narcisisti perversi e nei casi più gravi (ma assai rari), di veri e propri psicopatici.

Cos’è il gaslighting

Il gaslighting rientra all’interno della manipolazione mentale ed è costituito da asserzioni e constatazioni false, presentate alla vittima come vere. Lo scopo è quello di farla dubitare delle sue percezioni sensoriali e della memoria.

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Origini del termine

Il termine gaslighting deriva da un’opera teatrale del 1938 “Gas light” (che significa letteralmente “luci a gas”), da cui è nata poi la versione cinematografica nel 1944, con la regia di George Cukor e l’interpretazione di Ingrid Bergman. Tale pellicola prende in Italia il nome di “Angoscia”. Il tema centrale è il tentativo da parte del marito, di portare la moglie alla pazzia, per poi appropriarsi liberamente dei gioielli di famiglia della donna.

Trama dell’opera

Egli vuole persuaderla di essere affetta da una malattia mentale; per insinuare in lei questo sospetto , cambia la posizione di alcuni oggetti della casa. Una volta che la moglie avrà notato tali cambiamenti, insisterà sul fatto che ella si sia sbagliata, adducendo come causa la sua cattiva memoria. Il sadico gioco del dubbio, si snoda proprio attorno alle luci a gas, che si accendono e si affievoliscono appositamente, per mettere la vittima in una condizione di profonda insicurezza.

Qual è lo scopo?

E’ quello di porre la donna in una situazione di totale dipendenza psicologica e fisica dallo stesso abusante. La violenza mira a ledere l’autonomia, la capacità decisionale e valutativa della vittima, al fine di assumere il pieno controllo della sua vita.

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Come e in quale ambito avviene questa violenza psicologica?

Si attua all’interno delle mura domestiche o tra ex partner, attraverso le comunicazioni in cui non vi sia un pubblico e quindi in assenza di testimoni esterni. Prende inizio con le critiche volutamente velate e in un escalation di svalutazione, giunge a insinuare nella vittima dubbi sulla sua moralità, intelligenza e onestà.

Quali effetti ha sulla vittima?

Prima fase

In un primo momento, la donna vive uno stato di confusione mentale. Nasce in lei, la forte sensazione di ritrovarsi dentro dialoghi privi di ogni carattere comunicativo. L’alternanza d’infondate accuse e silenzi, sarà sempre più destabilizzante. Si sviluppano problemi di ansia e depressione. Nei casi più gravi, la disperazione della vittima può portare al suicidio.

Seconda fase

La seconda fase riguarda le giustificazioni e le spiegazioni della vittima. Il disperato tentativo di difesa. Cercherà di far valere le proprie ragioni e di dimostrare all’uomo che, ciò da lui asserito, non corrisponde alla verità. Si sforzerà d’instaurare un dialogo, sperando di cambiare l’atteggiamento ostativo dell’altro. Impiegherà tutte le energie psichiche e fisiche, per tentare di farsi capire dall’abusante.

Terza fase

Durante la terza fase, la donna diventa completamente passiva. Per sfinimento, si convince della veridicità delle asserzioni del carnefice. E’ il momento della tragica rassegnazione : sempre più insicura e dipendente da colui che vuole distruggerla. Tutta la perversione dell’abusante si riversa nella relazione: egli può arrivare addirittura a compatire la donna, per lo stato depressivo in cui versa. La vittima vede il suo aguzzino buono e unico detentore della Verità, fino a idealizzarlo ( Sindrome di Stoccolma ). 

Frasi

Riporteremo alcuni frasi tipiche di questa gravissima forma di violenza psicologica.

        • “Non si può lasciare un figlio a una madre che viola la Legge!” A seguito del divorzio o della separazione, qualora ci siano figli, l’abusante farà di tutto per persuadere la donna di essere una cattiva madre. Fino a farla passare per una fuorilegge.
        • “Sto perdendo troppo tempo, cercando di farti capire cose stupide ed elementari”. Con questa frase il carnefice pone la donna su un piano subalterno, riguardo la sfera intellettiva. Allude al fatto che questa sia “stupida” e quindi incapace di comprendere cose facili. Esprime il tutto con un tono ironico e compassionevole, tipico del narcisista perverso.  Dirle in modo diretto “sei stupida”, avrebbe ferito molto meno l’interlocutore e la frase sarebbe stata anche passibile d’ingiuria.
        • “Rileggi le lettere che mi hai scritto: non sono normali e tutti coloro che le hanno lette, sono rimasti senza parole“. Qui fa esplicito riferimento alla follia della donna. Dice chiaramente “non sono normali”, avvalorando la sua falsa asserzione con il giudizio degli altri. Se non sono solamente io a dirti che sei pazza, ma lo asseriscono tutti, allora lo sei. Il predatore sociale si serve spesso di avverbi di tempo (mai, sempre etc.) o di pronomi indefiniti (tutti, nessuno etc.). L’intento è quello d’imprimere veridicità alle sue fallaci versioni. Si  serve di concetti generali per colpire nel particolare. Affermare che  tutti siano “rimasti senza parole”, rafforza il messaggio da veicolare: indica lo stupore davanti ai comportamenti della vittima, dei quali cerca in ogni modo di dimostrarne l’assurdità.
        • “Sarò sempre superiore a te. Tutti sanno quanto la tua vita sia infelice”.
        • “Sei proprio in gamba,  mamma Anna!” Ancora l’acuto sarcasmo, per denigrare la donna come madre.
        • “Le tue azioni di madre sono irresponsabili, immature e penose”.

      La maschera della gentilezza

      “Vai a riposare che sei stanca. Potrei tenere più tempo il bambino con me, almeno avrai la possibilità di dedicarti alla tua professione”. Lampante lo scopo di annullare la donna in ogni senso. Facendo credere di venirle addirittura in aiuto, in realtà mira ad estrometterla da ogni mansione, per ridurla a una nullità. Il fine è sempre quello di distruggerla.

      Situazioni

      Ci sono poi situazioni che l’abusante riesce a creare, che vanno molto oltre le frasi. Ad esempio boicotterà ogni iniziativa della donna e non manterrà mai le promesse fatte (future faking). Mettiamo che aveva promesso di portare la famiglia in un agriturismo per il week end. All’ultimo momento è capace di annullare tutto, magari per una visita a un amico che non vede da tempo. Se la donna esprimerà il suo disappunto, il carnefice farà ricadere la colpa su di lei: inventerà la scusa che per colpa della compagna è stressato e quindi ha bisogno di sfogarsi con gli amici. Se invece la vittima reagirà in modo più forte, mostrando tutta la sua delusione, egli la farà passare per pazza, maleducata e isterica. Potrebbe ancora fingere una compassione, che in verità è solo velenoso sarcasmo: “Rilassati, stai sempre sul piede di guerra”. Oppure riuscirebbe a ritorcerle tutto contro, sfruttando a suo favore, l’emotività e la comprensibile rabbia della vittima. Reagire e perdere il controllo, significa fare il gioco del sociopatico. Se ella si chiuderà in sé stessa, nella totale rassegnazione, il predatore sarà in grado di mostratrsi il suo salvatore, proponendo di farla curare da uno psicoterapeuta. Il massimo della perversione : prima ti procura il male e poi finge di salvarti dallo stesso.

      Esistono modi per sfuggire al gaslighting?

      Purtroppo non esistono soluzioni a riguardo. E’ impossibile restare immuni a questa profonda e lesiva forma di violenza. L’unico modo per salvarsi, è allontanarsi dall’aguzzino. In caso di figli in comune, occorre ridurre i contatti al minimo. Ricordiamo che con un soggetto simile, non esistono compromessi. Essere ciò che dice lui, per dimostrare di essere brave mogli, brave madri, brave lavoratrici, non avrebbe alcun risultato positivo. Le sue estenuanti richieste non finiranno mai. Nulla gli basterà.

      Gaslighting e legislazione

      Abbiamo già analizzato i reati entro cui si colloca la violenza psicologica. Ma il problema è che al Pubblico Ministero, al Giudice, all’ agente delle Forze dell’Ordine e persino agli addetti alle CTU, queste tematiche sono ancora sconosciute. Si sta iniziando solo di recente, un minuzioso lavoro d’informazione. Le leggi tuttavia, restano difficilmente applicabili, proprio a causa del carattere perverso delle azioni e delle comunicazioni del soggetto abusante.

      Dire: “La tua vita è infelice e lo sanno tutti”, non è una forma d’istigazione al suicidio? Ma i Giudici non la riscontrano. Asserire: “Le tue azioni sono irresponsabili e penose”,  non è forse come dire “fai pena, fai schifo”?

      Ricordiamo che il sociopatico, è maestro nel ribaltare la realtà e recita perfettamente la parte della vittima. Purtroppo ancora molto spesso, queste sceneggiate raggirano anche i professionisti che dovrebbero applicare le leggi. L’aguzzino è un soggetto che sfida la Legge e prova un estremo gusto nell’ingannarla. Mentre egli non rispetta alcuna regola etica o giuridica, prova un piacere perverso nel ricordare quei codici agli altri. Proietta sulla vittima tutto il fango che ha dentro, ma l’unico e vero criminale, è solo lui.

    • Cenni storici

      Va ricordato che, fino all’entrata in vigore della legge Basaglia (13 Maggio del 1978) e la conseguente chiusura dei manicomi, molte delle persone brutalmente sottoposte ai trattamenti sanitari legalizzati dallo Stato, erano vittime di un narcisista perverso. Di cosa ci stupiamo, se oggi le donne che  subiscono violenza psicologica, non sono tutelate dalle Istituzioni?

      Conclusioni

      Una celebre frase di Joseph Goebbels, politico e giornalista tedesco, recitava: Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà verità “.
      I danni del gaslighting possono anche risultare fatali. Dunque, prima di tutto, la salvezza deve venire da noi stesse. Seguite sempre le vostre sensazioni. E se invece siete già dentro la rete, scappate a gambe levate. Se avete figli con l’aguzzino, mantenete al minimo le comunicazioni. In ogni caso informatevi: sapere chi avete davanti, vi aiuterà molto.

2 pensieri riguardo “Il gaslighting : la forma più crudele della violenza psicologica”

  1. noto che questi articoli parlano sempre di donne…eppure a me è successo, e sono un ragazzo …..e devo dire che la cosa fa molto male, forse perchè ci si rimane ancora più di stucco quando si scopre che la propria compagnia ricorre a qualsiasi espediente pure di apparire come una persona perfetta, che cerca di aiutarci. Bugie, comportamenti scorretti che fanno leva sulla debolezza dell’altro, che oltrettutto la difende perchè lei si è sempre posta come persona bisognosa di aiuto. Ho scoperto amaramente dopo chi è veramente, o meglio, ho smesso di ignorare la realtà.
    Quando per caso ho letto del narcisismo patologico ho iniziato a collegare vari eventi che per me erano inspiegabili, e si prova un gran senso di rabbia nel venire manipolati dalla persona che si ama per i suoi scopi. Che poi nel profondo, non c’è voglia di vendetta, ne di dare colpe, anzi si vorrebbe quasi darle un aiuto, perchè vivere così non è quasi umano. Come è possibile ad aspirare alla manipolazione del proprio partner? Sono cose che fanno molto male. Dal mio lato sono un ragazzo con qualche problema, che piano piano sto superando. Ho cercato di seguire i suoi consigli che si è posta come mia “salvatrice”, ci sono stati degli episodi in cui ero mi sono aperto con lei e le ho raccontato di alcuni miei stati d’animo, che provavo quando stavo nell’ambiente lavorativo. Lei ha sempre reagito in modo duro e freddo, giustificandosi dicendo che lo faceva per “spronarmi”. Più tardi ho iniziato una cura per la depressione, ma ad ogni mia richiesta di comprensione, quando qualcosa non mi faceva stare bene, c’era sempre un muro. Tutti dicono, me compreso, che è meglio soli che male accompagnati. E’ anche vero che non è così facile aprire gli occhi dopo due anni. Capire che anche chi dice di amare alla fine può avere qualche secondo fine. Rimane solo una domanda…perchè? Volevo solo dividere la mia vita con lei, nel bene e nel male.

    1. Buongiorno. Il nostro sito parla della violenza sulle donne, ma più volte è stato sottolineato che la violenza non ha ceto sociale, sesso, razza o età. Quello di cui Lei perla è l’abuso narcisistico. Il Disturbo Narcisistico di Personalità colpisce in maggior percentuale la popolazione maschile. E in ogni caso ha manifestazioni diverse nei due sessi: le donne quasi mai arrivano a punte di violenza fisica sadiche e irreparabili. La violenza compiuta dalle creature femminili è quasi sempre psicologica e mi sembra di capire che è quello riscontrabile nelle sue parole. Certamente il trauma da abuso narcisistico ha effetti pesanti sulla qualità della vita di una persona e cagiona danni sul piano psico-fisico. Non vogliamo assolutamente sminuire l’atroce sofferenza di chi è stato in una relazione tossica. Ma i dati parlano chiaro: ogni due giorni muore una donna per mano di chi diceva di amarla. Quando il soggetto patologico è maschile, il piano di distruzione ai danni della partner va ben oltre la manipolazione mentale e l’abuso psicologico. Ma ciò non significa assolutamente che le donne maltrattanti non esistano. Il trauma da abuso narcisistico di cui Lei parla consiste proprio nel prendere consapevolezza di avere amato una persona mai esistita; è davvero complicato elaborare questa verità e infatti è necessario l’aiuto di uno Psicologo Psicoterapeuta, perché non vi sia più alcun tipo di laccio emotivo con l’individuo disturbato. Si è davvero guariti quando non si prova più rabbia e odio, quando non ci s’interroga più su tante cose.
      Un caro saluto

      Ambra Sansolini

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